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domenica 16 marzo 2014

Dalla assemblea promossa dalla RAB alla "Casa delle Associazioni" proposta una manifestazione regionale per il 10 maggio

Pubblichiamo qui sotto il "report" della Assemblea pubblica promossa dalla "Rete Antinocività Bresciana" tenuta il 14/03/2014 alla "Casa delle associazioni", dalla quale è uscita la proposta di una manifestazione regionale da indire il 10 maggio, nella quale coinvolgere tutte le realtà e le persone con lo slogan “Una sola grande opera: casa, salute, reddito e dignità per tutti/e”.
Aderiamo convintamente a questa iniziativa e condividiamo l'impianto programmatico ed operativo espresso da questo documento.
Assembla pubblica Rete Antinocività Bresciana del 14/03/2014 presso Casa delle Associazioni (San Polo)
Durante l’assemblea pubblica di venerdì sera è stata espressa come prima questione l’esigenza di provare a cambiare la grave situazione che stiamo vivendo a Brescia e provincia, soprattutto per quanto riguarda la condizione sociale ed ambientale.
E’ stato proposto, a tale riguardo, di costruire insieme una grossa iniziativa di piazza per il prossimo 10 maggio 2014, per reclamare i nostri diritti e denunciare la pericolosa situazione ambientale e sociale che la nostra città sta vivendo. Manifestazione questa che si intende costruire in questi mesi con un lavoro unificato e condiviso dalle varie associazioni promuovendo un percorso di sensibilizzazione della cittadinanza in prospettiva di tale data. La denuncia delle criticità non si ferma alla nostra città, vorremmo che la partecipazione fosse estesa anche alla provincia, alla regione e a tutti quei cittadini che credono nella necessità di un cambiamento e vogliono unirsi alla nostra lotta.
Si è ribadita più volte l’importanza di arrivare a questa data attraverso la sensibilizzazione ed informazione dei concittadini, verso una maggiore presa di coscienza della reale situazione in cui ci troviamo: le bonifiche ambientali non vengono fatte, gli investimenti di denaro pubblico vanno verso grandi opere ed eventi inutili, a discapito spesso di una vita dignitosa per tutti, ma soprattutto siamo di fronte ad una vera e propria situazione di emergenza per la nostra salute e per l’ambiente in cui viviamo.
Abbiamo quindi ragionato sul tema del “biocidio”, concetto utile a descrivere tutte le problematiche che ci troviamo ad affrontare, e utile ad unificare le diverse criticità. Con questo termine si può riflettere simultaneamente sul consumo di terra che vediamo ogni giorno sperperato per le grandi opere, all’abuso edilizio con centinaia di case costruite che rimangono vuote (quando ci sono persone che non hanno un posto in cui vivere per la pesante crisi economica e lavorativa che la società sta affrontando), ai giri di soldi, speculazioni e mafie che ruotano intorno a bonifiche e risanamento ambientale, per giungere alla drammatica realtà che vede a serio rischio la salute dei bresciani e delle generazioni future (si pensi al PCB, al cromo esavalente nell’acqua pubblica ecc).
Come modello da cui partire è stata citata la manifestazione del 17 marzo 2012, organizzata dalla Rete Antinocività Bresciana. Si è però pensato di fare un passo in avanti per il 10 maggio di quest’anno e di coinvolgere non solo i comitati ambientalisti, ma tutte le realtà e le persone che condividono lo slogan “Una sola grande opera: casa, salute, reddito e dignità per tutti/e”.
La nostra proposta, nel concreto, è quella di articolare la giornata in piazze tematiche che partano da obbiettivi specifici diversi, per poi entrare in relazione tra di loro con una manifestazione comune.
Durante la serata si è espressa, inoltre, la necessità di dare maggiore rilevanza ad alcune problematiche specifiche che hanno un peso molto forte sulla nostra città, come per esempio il caso Caffaro.
È emerso, in più, il bisogno che siano in primis i comitati, gruppi e i singoli a portare già nel loro piccolo, in base alle proprie necessità e competenze, l’attenzione verso le specifiche problematiche di cui si occupano più direttamente, per aumentare così il livello di informazione e consapevolezza dei nostri concittadini. Questo servirà ad aumentare la consapevolezza delle problematiche e, si spera, possa smuovere le coscienze e portare in piazza un maggior numero di persone. L’obbiettivo quindi è quello di cercare di costruire una nuova rete più capillare ed efficiente di informazione.
Un ulteriore punto che è stato sollevato, è quello di ribadire la nostra contrarietà alla costruzione del TAV, non solo nel nostro territorio ma in tutto il Paese, considerando che il 2014 è l’anno in cui apriranno i cantieri dell’alta velocità a Brescia città. Questo è fondamentale anche per ribadire più in generale come la costruzione di “grandi opere”, inutili, sottragga soldi alle bonifiche ambientali, alla sanità, all’istruzione, ecc. e di come sia sbagliato il modello di sviluppo che queste opere portano con se.
Tra gli obbiettivi che ci si è prefissati c’è innanzi tutto quello di denunciare la figura del direttore generale dell’ASL di Brescia, il dottor Scarcella, in particolar modo viste le dichiarazioni recentemente rilasciate alla stampa di voler denunciare gli ambientalisti che a suo parere fanno “terrorismo psicologico” sui cittadini, creando inutili allarmismi sulla popolazione.
Altro obbiettivo fondamentale emerso, è che ci sia trasparenza sui dati delle analisi ambientali che vengono fatte, che siano accessibili a tutti, in modo che i cittadini vengano seriamente e realmente informati rispetto alla situazione in cui si troviamo. Situazione che purtroppo viene continuamente sottovalutata dal momento che, gli stessi organi statali preposti, seguitano a nascondere la realtà ed a ostacolare e screditare per partito preso il lavoro dei comitati.
Per raggiungere questo obbiettivo potrebbe quindi essere necessario richiedere nuovamente lo stato di emergenza ambientale a Brescia, già proposta anni fa, e mai preso in considerazione dalle amministrazioni passate.
Come già accennato prima la nostra idea sarebbe una manifestazione regionale a Brescia, in quanto la nostra città è un vero e proprio fulcro di problematiche ambientali e sociali. Questo inoltre ci permetterà di poter denunciare non solamente le criticità bresciane, ma più globalmente gli sprechi a cui gli italiani sono esposti, EXPO a Milano in primis.
Tra le proposte emerse c’è anche quella di uscire dalla logica e dal modello dei “commissari straordinari”, come si è fatto ancora una volta per il Caso Caffaro, per il quale è stato indicato il il dottor Sesana. Riteniamo che spesso per risolvere le criticità locali vengono scelti personaggi senza mettere al primo posto la valutazione della capacità e della preparazione, e che spesso sono coinvolti in interessi e logiche di potere.
Teniamo ben presente che a Brescia non è garantita la salute a chi vi abita: c’è un’aspettativa di vita minore rispetto ad altre città italiane, ed è in aumento la percentuale di alcuni tipi di patologie correlate all’inquinamento ambientale.
In tutto questo discorso è necessario prendere in considerazione anche i lavoratori, considerando come in passato il lavoro a Brescia sia stato messo al di sopra di tutto, prima della salute personale e della salute della collettività. Se in passato si era disposti ad accettare rischi per soddisfare però i propri bisogni primari, ora che il lavoro non è più in grado di garantire nemmeno questi bisogni è inaccettabile dover scendere a compromessi. Bisogna tutelare quindi anche questa categoria di persone, affinché non si accettino più ruoli che mettono seriamente a rischio la salute del singolo e della collettività, offrendo loro un’alternativa. Solamente spezzando questa catena primaria si può sperare di cambiare l’intero sistema che, ora più che mai, si dimostra errato e pericoloso.
La situazione che ci troviamo ad affrontare è quella di persone che perdono la casa, che non riescono ad “arrivare alla fine del mese”, a pagare le bollette, il mutuo della casa, le spese sanitarie.
Le proposte che costruiremo insieme non dovranno quindi solo essere condivisibili, ma in particolar modo reali e fattibili e rispondere a effettive esigenze. Questo lo potremo realizzare soprattutto capendo anche chi sono gli interlocutori a cui ci dobbiamo rivolgere, siano essi i nostri concittadini o le amministrazioni.
Andrà sicuramente anche fatta chiarezza sul ruolo che deve avere A2A nel nostro territorio, e più in generale il ruolo che deve avere il pubblico e le società pubbliche, spesso confuse con gli interessi dei privati e le logiche politiche ed economiche.
Da tutte queste riflessioni è nata l’esigenza di estendere l’invito anche a tutte le persone che vengono quotidianamente coinvolte e toccate dalle conseguenze di questo modello di sviluppo errato, come lavoratori, i medici, le associazioni di genitori o associazioni di parenti ammalati.
Le piazze tematiche che abbiamo individuato durante la serata potrebbero essere:
- casa e reddito
- ambiente e rifiuti
- grandi opere
Trasversalmente a questi tre temi c’è la salute e il welfare, che coinvolgono tutti.
Si è pensato quindi di dividere il lavoro convogliando le diverse realtà, comitati o cittadini in una di queste piazze tematiche in cui verranno portati avanti degli obbiettivi comuni in previsione del 10 maggio, ma dove ogni problematica potrà trovare il respiro di cui necessita autonomamente.
Queste piazze tematiche si organizzeranno per portare avanti dei gruppi di lavoro che prepareranno eventi, organizzeranno la giornata del 10, e prepareranno il materiale informativo e i documenti con le diverse richieste che verranno consegnate agli organi preposti.
E’ necessario pretendere come nostro diritto quello di vivere in un ambiente sano che tuteli la nostra salute. Questa manifestazione potrà quindi essere anche l’occasione per far vedere che Brescia è una città viva, che i bresciani non accettano tutto passivamente. Riteniamo che questa manifestazione sia il primo modo per pretendere che le nostre richieste vengano ascoltate.
Se è vero, infatti, quello che ci dicono le amministrazioni, ossia che non ci sono i soldi per bonifiche, per gli studi medici e scientifici, per la messa in sicurezza dei siti pericolosi, ecc. perché allora questi soldi esistono per grandi opere ed eventi che fanno da vetrina all’operato delle amministrazioni?
Un esempio concreto potrebbero essere i 38 milioni di euro, di cui 2 milioni solo per la vigilanza, che sono stati stanziati unicamente per un piccolo cantiere, quello di via Roncadelle a Brescia , sulla tratta TAV Treviglio- Brescia. Una cifra esorbitante e vergognosa.
Questa manifestazione, e quello che ci auspichiamo ne seguirà, dovrebbe essere uno stimolo per mettersi tutti in gioco in prima persona, per smettere di accontentarsi delle molteplici promesse delle amministrazioni, fatte per creare contento, e periodicamente mai rispettate e portate a termine.
Ricordiamoci, inoltre, che i piccoli risultati che siamo riusciti negli anni ad ottenere, sono stati riscattati anche con gesti forti. Ricordiamo ad esempio il coraggio delle mamme della Scuola elementare Deledda di Chiesanuova, che hanno occupato la loro scuola e l’assessorato all’ambiente, per riuscire ad essere ascoltate dall’amministrazione per la questione del PCB e dell’inquinamento dell’acqua data ai bambini, riuscendo in questo modo ad ottenere piccole vittorie.
Napoli, Val Susa, Niscemi ce l’hanno dimostrato: se siamo in tanti, se facciamo rete e uniamo le forze, pur non smettendo, però, ognuno di portare avanti le proprie lotte, si possono ottenere risultati.
Invitiamo quindi chiunque sia intenzionato a costruire con noi questa giornata a partecipare alla costruzione di questa iniziativa.
Chiediamo quindi la massima diffusione di questo documento da parte di tutti.
Periodicamente verrà aggiornata anche la lista delle adesioni e verranno comunicate le date dei prossimi incontri.
Il documento originale è sottoscritto dalla
Rete Antinocività Bresciana
Le prime adesioni sono:
Associazione Diritti per Tutti
C.s. 28 Maggio
C.s. Magazzino 47
Comitato Provinciale Contro gli Sfratti Brescia
Coordinamento SOS SCUOLA Brescia
Kollettivo Studenti in Lotta
Radio Onda D’urto
Rete Antinocività Bresciana (No Tav Brescia, Comitato per l’ambiente Brescia Sud, Associazione la
Collina dei Castagni – Volontariato per l’ambiente, Comitato spontaneo No Centrali a Biomasse a
Rodengo Saiano)
 La federazione di Brescia del Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla manifestazione.

domenica 9 marzo 2014

Intervento di Marsilio Gatti all’assemblea antifascista dl 5 marzo 2014 per Rifondazione Comunista

*
Gatti Marsilio, accogliendo l'invito fatto dal Comitato promotore antifascista della Valle
Trompia, aderisce all’iniziativa promossa sia a livello personale, in qualità di Consigliere
comunale del Partito della Rifondazione Comunista, del comune di Villa Carcina, che a
livello più generale, in rappresentanza di tutti i Circoli e dei militanti del Partito della
Rifondazione Comunista dell’intera Valle Trompia.
Innanzitutto ringraziamo partigianamente il Comitato per il lavoro svolto in difesa della
Carta Costituzionale e del valore universale antifascista e comunica che parteciperà alla
manifestazione nella data che verrà stabilita, dando pieno appoggio fisicamente e
culturalmente, contribuendo cioè ad informare dell’importante iniziativa i cittadini del
proprio territorio.

*
Quello che ora andrò a leggere è solo quello che io penso, che tuttavia affonda le sue radici
nella realtà storica di quello che fu realmente il fascismo e nella storia della Resistenza
contro il nazifascismo, valorosamente e vittoriosamente combattuta dai partigiani che ci
hanno preceduto e a cui noi ci richiamiamo.
La realtà storica che noi stiamo vivendo è fortemente contrassegnata dalla perdita della
memoria, del vissuto delle generazioni che ci hanno preceduto.
La nostra Costituzione, base fondamentale della civiltà, conquistata con il sangue, è stata di
fatto dimenticata.
Le stesse istituzioni fondamentali dello Stato, derivate dalla Costituzione, sono dirette da
politiche anticostituzionali.
Stiamo di fatto vivendo la rivincita del capitale, subendo la sua egemonia ideologica e
materiale sia a livello economico-finanziario che sociale.
Vi porto due semplici esempi, ma lampanti.
Il primo. L'usura, che era considerata un gravissimo peccato mortale unitariamente
condannato dalle tre religioni monoteistiche, ora è diventato il sistema fondamentale della
società civile, che regge l’economia sociale degli Stati.
Il secondo. Il sistema culturale e istituzionale fascista è stato combattuto e abbattuto dai
nostri partigiani, riscattando il popolo Italiano dalla inettitudine e dalla sua totale
subordinazione al regime dittatoriale fascista.
Ora invece succede che:
1) l'accordo sulle rappresentanze sindacale e dei diritti sindacali in fabbrica sottoscritto il
10 Gennaio da CONFINDUSTRIA-CGIL-CISL-UIL, non è niente altro che la brutta copia
dell'accordo sottoscritto nel 1923 dai sindacati di regime con Mussolini;
2) la proposta di riforma elettorale Renzi-Berlusconi, comparata da un lato con la riforma
elettorale maggioritaria, approvata nel 1923 su proposta del deputato fascista Giacomo
Acerbo, oppure con la cosiddetta “Legge truffa” proposta dal ministro dell'Interno Mario
Scelba e approvata nel 1953, sono parti integranti della cultura fascista e anticostituzionale
che i nostri Partigiani e i comunisti, hanno duramente combattuto.
Oviamente non ho citato il porcellum perchè già dal nome è una porcata
anticostituzionale e che per paradosso del tempo, viene ben rappresentato dal film di Pier
Paolo Pasolini: il porcile.
E questi, sarebbero gli accordi sottoscritti da associazioni sindacali e imprenditoriali, oppure
da partiti che si definiscono DEMOCRATICI?
*
Cosa è successo nelle menti di rappresentanti sindacali e dei politici che hanno
responsabilità nazionali, che escono dalla formazione culturale della Costituzione Italiana?
Evidentemente si è fatta strada l’idea che questa Costituzione sia superata, che i diritti
individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico, che i drammi e la
disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare, che la
partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli, che il governo debba essere solo
efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che insomma la nuova
costituzione sia il Diktat dei mercati, al quale tutto il resto deve subordinarsi, compresa la
democrazia popolare e il rispetto dei diritti umani universali. La risorgenza in Europa del
nazifascismo capitalistico padronale, serve soprattutto a questo: a togliere diritti politici,
sindacali e sociali, impedire la evoluzione della specie umana, a intimidire, ricattare, fare
violenza contro gli oppositori di sinistra, come una volta.
*
La difesa e attuazione, della Costituzione, della democrazia, da quanti cercano di
distruggerla o svuotarla di contenuti autenticamente democratici è un impegno totale, al
tempo stesso politico e culturale, che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in
gioco e che deve vedere riunite quante più forze è possibile mobilitare. Non è la difesa d’un
passato, ma un programma che non è mai stato attuato, se non in piccole parti con la dura
lotta operaia, per un futuro da costruire.
*
L'articolo 1 della Costituzione pone il lavoro a fondamento della democrazia: un articolo a
lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia.
Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione
sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo
considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata
competizione nella scala sociale.
Oggi la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate
dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita
degli esseri umani pretesa dal mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo
il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53
della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di
cittadinanza, dopo tanti anni di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale.
*
Anche per questo, e per tanti altri motivi, ritengo opportuno che – oltre la manifestazione
antifascista unitaria – i consigli comunali della Valle Trompia e la Comunità Montana,
votino un Ordine del giorno affinché non sia più concesso alcun spazio fisico, politico e
culturale ai gruppi organizzati delle Nuove destre e che chieda alla prefettura e alla questura,
di non autorizzare in alcun modo manifestazioni opposte al rispetto dei principi della carta
costituzionale e alle Istituzioni della Repubblica, ma di applicare i dettati legislativi (la
legge Scelba e la legge Mancino) e i principi costituzionali.

mercoledì 5 marzo 2014

Eppur si muove - questa sera a Gardone Valtrompia riunione antifascista

Finalmente anche a livello istituzionale qualcuno sembra accorgersi che non è il caso di sottovalutare la presenza fascista in Valtrompia - come pure nel resto della provincia, dell'Italia, e, Ucraina docet, in Europa.

Invito per una manifestazione antifascista in Valle Trompia a (da definire)
a sostegno dei principi costituzionali e dei valori democratici della Valle Trompia
Alle Amministrazioni Comunali della Valle Trompia
Alla Comunità Montana di Valle Trompia
Alle Associazioni politiche, sindacali, culturali della Valle Trompia

I democratici della Valletrompia denunciano fermamente all’opinione pubblica, alle istituzioni locali, ai partiti democratici, alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, alle associazioni culturali e alle imprese solidaristiche la negativa presenza sul territorio di alcune forze politiche organizzate della nuova destra, che con le loro ripetuta manifestazioni d’odio politico, xenofobo e razzista evocano i nefasti periodi del nazifascismo, debellato nel 1945 grazie anche al sacrificio di innumerevoli antifascisti e partigiani caduti nella guerra di Liberazione.
Questi gruppi ideologicamente agguerriti si richiamano al nazifascismo storico, nonostante una precisa disposizione della Costituzione ne vieti la riorganizzazione, come esplicitamente indicato dall’articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali: “E’ vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Il fascismo fu inganno propagandistico, violenza antidemocratica, dittatura e guerra che portò alla rovina l’Italia e l’intera Europa.
Noi siamo fermamente convinti che non possano essere legittimati quanti si alimentano a un sottofondo storico antidemocratico né che l’ideologia neofascista possa in alcun modo sostenere i cittadini nell’affrontare e superare le comprensibili ansie e paure quotidiane, derivate da una crisi prolungata che sta radicalmente trasformando il modello di sviluppo su cui si è evoluta la collettività e la nostra Valle in particolare. Anzi, proprio in questo difficile momento economico riteniamo ci sia bisogno di più partecipazione, di maggiore democrazia, di una conoscenza scientifica, storica e culturale decisamente migliore, di un nuovo progetto di popolo e di unità tra i popoli.
Di fatto le proposte dei gruppi neofascisti costituiscono un nuovo abissale inganno, che fa emergere il lato più oscuro di un mancato rinnovamento politico e culturale a livello generale. E’ quindi oltremodo doveroso per i democratici reagire a questa sfida, prendendo innanzitutto coscienza della reale situazione attuale, facendo luce su una serie di eventi negativi che si ripetono, per comprenderne le dinamiche e cercare di eliminarli, approfondendo le origini culturali e storiche prima ancora che politiche di questo fenomeno che mira ad estendere l’occupazione politica del territorio.
Non possiamo dunque credere che la manifesta ostilità neofascista si limiti alle due aree focali finora prese di mira: Lumezzane e San Vigilio di Concesio. Lo dimostrano recenti spregiudicate iniziative a Sarezzo, divenuto fondale di svariate scorribande forzanoviste.
Siamo a un bivio: promuovere da protagonisti un cambiamento positivo o accettare da spettatori i disvalori della reazione. Noi siamo consapevoli di non dover dare alcun credito a teorie già sconfitte dalla società, ma siamo pure convinti che accanto a un necessario lavoro collettivo di analisi, di comprensione e di riflessione, si debba avere anche il coraggio civile di manifestare unitariamente in difesa dei valori della democrazia e dell’antifascismo.
Non possiamo dimenticare che proprio nel 2014 ricorderemo il 70.mo anniversario della strage nazifascista di Bovegno ed il prossimo anno 2015 ricorrerà il 70.mo della Liberazione del nostro Paese.
Da qui, nel ribadire il nostro impegno a difesa della Costituzione Repubblicana fondata sulla Resistenza, la proposta di promuovere unitariamente, nel mese di Aprile 2014, una manifestazione antifascista in Valle Trompia a (da definire).

Per definire le adesioni e gli aspetti organizzativi della manifestazione si terrà una riunione, cui invitiamo in modo particolare i rappresentanti dei Comuni della Valle

Mercoledì 5 marzo
alle ore 20.00
presso la sede della Comunità Montana a Gardone Val Trompia

Il Comitato promotore

Comune di Sarezzo, Comune di Concesio, ANPI provinciale e sezioni della Valle Trompia, Cittadini per la Costituzione di San Vigilio, Gruppo pace e solidarietà di Villa Carcina
La documentazione completa degli episodi citati è disponibile sul sito http://www.anpibrescia.it/public/wp/ e su facebook https://www.facebook.com/cittadiniper.lacostituzione?fref=ts

martedì 4 marzo 2014

Omaggio a Massimo Pintossi - Poeta - Nuovo partigiano - Artista

Lo scorso anno, alla festa provinciale di Rifondazione Comunista a Bovezzo, abbiamo avuto modo di fare la conoscenza con il gruppo dei Malghesetti, autentici portatori dello spirito popolare della brescianità, che proprio per il fatto di affondare le loro radici nella "materia" della terra valtriumplina, come dice Isaia Mensi, curatore di questo straordinario memoriale, accolgono con lo stesso senso di fratellanza il più intimo contatto con la terra, i suoi odori, i suoi colori, i suoi abitanti, come anche i fratelli del lavoro, conosciuti nell'emigrazione valtriumplina in Europa, le musiche che trapassano attraverso canali sotterranei da un paese all'altro, o le danze, come quella che un immigrato improvvisò in quella serata a Bovezzo. Quello che mi colpì, in Massimo (Mahem, con la acca ben aspirata, mi raccomando), fu la immediata spontanea solidarietà con la quale accolse quella "intrusione" inattesa, fino al punto di invitare l'inaspettato danzatore a fare il giro col cappello per raccogliere le offerte degli spettatori. Ebbene, come dice Isaia, Mahem se ne è andato:

Se n‘è andato improvvisamente mercoledì 29 gennaio Massimo, all’alba di un mite inverno. Bisognerebbe esplorare con limpidezza il segreto della sua anima comunitaria, solidale, artistica e allargare i confini della conoscenza della sua personalità più profonda per conoscere appieno la sua vera identità e la complessità del lavoro che ha svolto per tutti, di qualità nettamente superiore. Dinanzi ai suoi occhi l’amore per la famiglia, la materica Valtrompia e l’eroismo garibaldino sono diventati poesia. Di una verità, caro Massimo, siamo certi: la tua assenza terrena è autocoscienza immortale, sei parte di noi, siamo un’anima sola. Perciò vogliamo salutare te e la tua grande famiglia in questo numero speciale del Notiziario, proprio conoscendo il tuo appassionato impegno sul piano della valorizzazione della resistenza e del partigianato garibaldino, riportando i discorsi commemorativi pronunciati al termine del funerale, le fotografie di questi ultimi anni scattate in varie ricorrenze celebrative (Croce di Marone, Gardone Valtrompia, Fratta di San Gallo), brevi pensieri di persone altrettanto sensibili che ti hanno conosciuto e che hanno avuto modo di apprezzare i tuoi multiformi talenti. Crediamo che sia anche un modo per far conoscere il valore di un autentico democratico e d’un convinto antifascista, dinanzi alle nuove ferite che la subcultura neofascista vorrebbe procurare alla nostra società e che insieme a tanti altri volevamo contrastare.
Isaia Mensi, valtriumplino, sta ricostruendo fatti, episodi, personaggi dell'antifascismo in Valtrompia, come pura ritratti dei più efferati caporioni fascisti, con una ricerca che è una denuncia delle radici profonde del fascismo che ha sempre allignato nel padronato valtriumplino (la parola è antica, ma è ancora l'unica adeguata).  Qui, o battendo sull'immagine sottostante puoi leggere tutto il giornalino che ha dedicato a Massimo Pintossi.
http://rifondazionebrescia.it/antifascismo/mahem/mahem.html
Massimo Pintossi con la bandiera della 122 Brigata d'assalto Garibaldi

La Marì del söcher, staffetta partigiana

La storia è nata
Sui monti della nostra valle,
da quando uomini e donne
hanno detto di non ascoltare
quel brutto pelato tutto nero
arrivato per comandare,
che ha rovinato l’Italia
la gente, la libertà.


“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.


Di giorno nel suo negozio
A vendere molto poco,
di notte sui sentieri
appena spento il fuoco,
attenta a non farsi vedere
dalle guardie e dai ruffiani,
sorelle sono le stelle
le dicon dove arrivare.


“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.


La baita in mezzo al buio
sembra la casa del diavolo,
ragazzi e uomini che aspettano
polenta sul tavolo.


Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.


Su per la montagna
carica come un mulo,
su a portar farina
notizie e munizioni
ai ribelli per amore
i nostri partigiani.


Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.

Poesia di Massimo Mahem Pintossi




Qui sotto i Malghesetti suonano "Bella ciao" alla festa di Rifondazione Comunista di Bovezzo il 4 agosto del 2014

venerdì 28 febbraio 2014

Lunedì 3 marzo alla Sala incontri della federazione di Brescia - Presentazione del "piano del lavoro"

La commissione lavoro del Prc di Brescia propone un incontro sul Piano per il lavoro.
Lo proponiamo perché riteniamo fondamentale che ai compagni siano note le proposte del partito in temi fondamentali come economia e lavoro e perché vorremmo lanciare un dibattito serio su quali risposte devono dare i comunisti in un periodo di palese fallimento del sistema capitalistico e del modello neoliberista.
Ancora più fondamentale questo dibattito, visto che a sinistra e anche all'interno del nostro partito le opinioni su come si combatte questo sistema e come si può uscire dalla crisi sono molto diversificate.
Per questo proponiamo un incontro che ci permetta di capire il contenuto della proposta, ma soprattutto sia capace di aprire un dibattito tra i compagni del nostro partito e non.

Introdurrà il
Piano del Lavoro

il compagno Dino Greco

Direttore di “Liberazione”

LUNEDI' 3 MARZO 2014

ORE 20:30

ALLA FEDERAZIONE DEL PRC DI BRESCIA

IN VIA CASSALA 34


giovedì 20 febbraio 2014

Le profezie italiane della banca d'affari JPMorgan

In questo documento di 16 pagine datato 28 maggio 2013, riferiva il "Fatto quotidiano" del 19 giugno 2013 la banca d'affari americana leader nel mondo JPMorgan si lanciava in "analisi" che avevano tutto il sapore di "profezie che si auto-avverano. Vale la pena di riprodurre qualche brano. Per scrupolo riportiamo anche il testo in inglese:
In the early days of the crisis, it was thought that these national legacy problems were largely economic: over - levered sovereigns, banks and households, internal real exchange rate misalignments, and structural rigidities. But, over time it has become clear that there are also national legacy problems of a political nature. The constitutions and political settlements in the southern periphery, put in place in the aftermath of the fall of fascism, have a number of features which appear to be unsuited to further integration in the region. When German politicians and policy makers talk of a decade - long process of adjustment, they likely have in mind the need for both economic and political reform.
...
The political systems in the periphery were established in the aftermath of dictatorship, and were defined by that experience. Constitutions tend to show a strong socialist influence, reflecting the political strength that left wing parties gained after the defeat of fascism. Political systems around the periphery typically display several of the following features: weak executives; weak central states relative to regions; constitutional protection of labor rights; consensus building systems which foster political clientalism; and the right to protest if unwelcome changes are made to the political status quo. The shortcomings of this political legacy have been revealed by the crisis. Countries around the periphery have only been partially successful in producing fiscal and economic reform agendas, with governments constrained by constitutions (Portugal), powerful regions (Spain), and the rise of populist parties (Italy and Greece). There is a growing recognition of the extent of this problem, both in the core and in the periphery. Change is beginning to take place. Spain took steps to address some of the contradictions of the post-Franco settlement with last year’s legislation enabling closer fiscal oversight of the regions. But, outside Spain little has happened thus far. The key test in the coming year will be in Italy, where the new government clearly has an opportunity to engage in meaningful political reform. But, in terms of the idea of a journey, the process of political reform has barely begun.
Nei primi giorni della crisi, si è pensato che questi problemi nazionali preesistenti erano in gran parte economici: soggetti sovrani, banche e famiglie ultra-indebitati, disallineamenti del tasso di cambio reale interno e rigidità strutturali. Ma, col tempo è diventato chiaro che ci sono anche problemi nazionali esistenti di natura politica. Le costituzioni e gli assetti politici nella periferia meridionale, messi in atto all'indomani della caduta del fascismo, hanno una serie di caratteristiche che sembrano essere inadatte per un'ulteriore integrazione nella regione. Quando i politici tedeschi e i responsabili politici parlano di un processo di aggiustamento lungo un decennio, essi probabilmente hanno in mente la necessità di una riforma economica e politica.
...
I sistemi politici nella periferia erano stati instaurati all'indomani delle dittature, ed erano stati determinati da quell'esperienza. Le Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici della periferia mostrano tipicamente parecchie tra le seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, e il diritto di protestare se allo status quo politico sono apportati cambiamenti sgraditi. Le carenze di questa eredità politica sono state rivelate dalla crisi. I paesi della periferia hanno avuto un successo solo parziale nel produrre programmi di riforma fiscale ed economica, con i governi vincolati dalle costituzioni (Portogallo), regioni potenti (Spagna), e l'ascesa di partiti populisti (Italia e Grecia). Vi è una crescente riconoscimento della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia. Il cambiamento sta cominciando a guadagnare terreno. La Spagna ha adottato misure per affrontare alcune delle contraddizioni dell'assetto post- Franco con la normativa dello scorso anno che consente una più stretta sorveglianza fiscale delle regioni. Ma, fuori della Spagna, poco è stato fatto finora. Il test chiave per il prossimo anno sarà in Italia, dove il nuovo governo ha chiaramente l'opportunità di impegnarsi in significative riforme politiche. Ma, rispetto al percorso da fare, il processo di riforma politica è appena iniziato.
Per non incappare in denunce legali o per lo meno in risolini di derisione, ricordiamo che JPMorgan parlava del governo Letta. Si direbbe che i padroni americani, ma certamente si tratta di una deformazione ideologica, si siano stancati di aspettare che Enrico affondasse il coltello, e che abbiano mandato in campo Renzino. Particolarmente impressionante, in questo senso, la chiusura, che abbiamo tradotto in modo attenuato per ragioni di stile linguistico. A stare alla lettera del testo inglese, sembrerebbe un vero e proprio lapsus. Noi abbiamo tradotto "rispetto al percorso da fare", ma il testo inglese sembra dire "rispetto alla [nostra] idea di cambiamento". Comunque sia, i segnali a cui assistiamo, dalla legge elettorale alla criminalizzazione del dissenso, perfino dentro al sindacato, sono decisamente preoccupanti. E se guardiamo alla sottolineatura di JPMorgan, che nota con orrore che "nei paesi periferici", come l'Italia, per esempio, era riconosciuto "il diritto di protestare se allo status quo politico sono apportati cambiamenti sgraditi", non possiamo impedirci di fare un sobbalzo rispetto a quello che sta avvenendo rispetto alla TAV, dove vengono opportunamente richiamate in servizio addirittura le Brigate Rosse, a chiusura del teorema per cui chi si oppone ad un'opera folle sperperando i nostri soldi (ma facendo guadagnare le banche d'affari) non può che essere un terrorista. E questo sarà proprio una ironia della storia, o una "astuzia della ragione"; ma parrebbe proprio che l'"alter ego" e finanziatore di Renzi sia tale Davide Serra, che, dopo aver imparato il mestiere nell'altra grande banca di affari americana, la Morgan Stnley, si è messo in proprio sul piano finanziario, giocando con l'algebra, o meglio con "Agebris". Le ragioni per appoggiare l'iniziativa No-tav di sabato 22 gennaio sono perciò tante. Qui sotto riproduciamo il volantino di convocazione. 


martedì 18 febbraio 2014

giovedì 13 febbraio 2014

URGENTISSIMO - Lista Tsipras - Registrarsi per contare - piccola guida per gli incerti

Dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero abbiamo ricevuto la lettera che pubblichiamo dopo la "piccola guida". Come rilevato nel post precedente, e come conferma la lettera di Ferrero, non tutto fila liscio nei rapporti con il "gruppo dei sei", ai quali siamo al paradosso che le "concessioni" devono essere "strappate" una per una. Da qui la necessità di intervenire attivamente nel processo da parte dei singoli, che verranno consultati via e-mail.
Per partecipare alle consultazioni è necessario iscriversi sul sito http://www.listatsipras.eu/   come sostenitori della lista Tsipras (entro le ore 18 di domenica 16).
PICCOLA GUIDA

Prima schermata: nella pagina che si apre cliccando http://www.listatsipras.eu/ cliccare sul riquadro rosso con la scritta PARTECIPA - (non occorre aderire all'appello "dei sei")





Seconda schermata: a questo punto si apre la schermata 2. Cliccare sulle parole "registrandosi qui".



Terza schermata: a questo punto si apre la schermata di registrazione. Compilare con i propri dati e poi cliccare sul riquadro rosso con la scritta ISCRIVITI.


Quarta schermata: DOPO aver ricevuto la e-mail all'indirizzo di posta elettronica che avete fornito, ed aver cliccato sul link che vi viene inviato dalla "lista Tsipras", si aprirà la quarta schermata che conferma al vostra iscrizione e vi dice di aspettare le comunicazioni per la consultazioni.

LA LETTERA DI FERRERO
 
Ai/alle componenti del CPN
Ai/alle segretari/e regionali, di federazione, di circolo
Ai/alle compagni/e in indirizzo


Care compagne e cari compagni,

Come sapete al Congresso abbiamo deciso di lavorare per la costruzione di una lista unitaria della sinistra che facesse riferimento alla sinistra europea e ponesse con chiarezza il tema dell’alternativa alle politiche di austerità decise in questi anni a livello europeo da socialisti, popolari e liberali.

Nel congresso della sinistra europea tenutosi la settimana dopo il nostro a Madrid, è stata formalizzata la candidatura di Alexis Tsipras (presidente di Syriza ) a candidato presidente della commissione dell’Unione Europea. Si tratta di una decisione molto positiva a cui abbiamo lavorato per mesi: la candidatura di Tsipras in alternativa alla candidatura di Schultz rappresenta plasticamente l’alternativa che la sinistra europea vuole costruire senza inseguire i socialisti.

In questo contesto nello scorso fine settima, la presenza di Alexis Tsipras ai lavori della nostra direzione nazionale ed a quelli dell’esecutivo del Partito della Sinistra Europea tenutosi a Roma, ha determinato positivamente sia il riconoscimento politico del ruolo del Prc nella costruzione della candidatura e della lista, sia una significativa visibilità pubblica di Tsipras e della proposta politica avanzata.

Parallelamente l’assemblea  tenutasi venerdì scorso al teatro Valle, convocata dall’appello di Barbara Spinelli, ha segnalato la capacità della candidatura di parlare tanto alla sinistra organizzata quanto al complesso delle donne e degli uomini della sinistra. Si tratta di un fatto molto positivo.
Il fatto che lo stesso congresso di SEL, abbia deciso di lavorare al sostegno della lista per Tsipras, ci parla della capacità di egemonia del nostro progetto politico: dopo anni passati ad inseguire il PD, il terreno di scontro aperto sull’Europa costringe SEL a misurarsi con il problema di fondo della lotta alle politiche di austerità. Questo ci consente non solo di lavorare  su una proposta coerente con i nostri deliberati congressuali, ma anche per il rafforzamento del partito dentro la costruzione di uno spazio pubblico di sinistra in cui il tema della lotta contro l’austerità possa incrociare la costruzione di un blocco sociale e un sentire diffuso: la necessità di cambiare radicalmente l’Italia e di rovesciare questa Europa.

Ovviamente questa opportunità di dar vita ad una lista unitaria di appoggio a Tsipras presidente non è priva di contraddizioni e problemi.
In questi giorni, nelle relazioni con il Partito della Sinistra Europea, con Syriza e con i promotori dell’appello “L’Europa al bivio” , il nostro impegno si è concentrato prevalentemente su due questioni: il profilo politico della lista, alternativo alle grandi coalizioni sia in Italia che in Europa, e la questione della democrazia e della partecipazione dei singoli e dei territori nella costruzione della lista stessa.
Sul primo punto è oggi ampiamente condiviso che la lista di sostegno a  Tsipras sia alternativa alle liste di sostegno a Schultz e al PSE. Il punto politico fondamentale della costruzione di una lista autonoma ed alternativa al partito socialista europea è quindi acquisito. E’ così stato accettato da tutti che gli /le eventuali eletti/e della lista, faranno parte dello stesso gruppo parlamentare di Tsipras. Inoltre, pur nella caratterizzazione “civica” della lista, sarà ampiamente visibile la sua connotazione di sinistra, come si evince anche dal profilo programmatico contenuto nei 10 punti di Tsipras (http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=10727).

Sul secondo punto la discussione non è ancora chiusa. La questione della democrazia e della partecipazione è stata sollevata oltre che da Rifondazione anche da altri soggetti, e su questo obiettivo stiamo continuando ad insistere. Abbiamo giustamente criticato Rivoluzione Civile per il carattere pattizio e verticista che ha caratterizzato questa esperienza: abbiamo posto ai nostri interlocutori la necessità di costruire la lista in appoggio di Tsipras in modo democratico e partecipato. Su questo la discussione continua e confidiamo che nei prossimi giorni si possa arrivare ad un positivo punto di sintesi.

Detto questo, le discussioni e i problemi non possono cancellare il punto politico fondamentale che dobbiamo tenere al centro delle nostre valutazioni: essere riusciti a porre le condizioni per la costruzione di una lista autonoma dal PD ed interprete anche in Italia del partito della Sinistra Europea, è di per sè un obiettivo enorme. Per questo è necessario che da subito vi sia il nostro impegno a determinare il pieno successo della lista – a partire dalla raccolta di firme per la sua presentazione – così come in campagna elettorale si tratterà di lavorare per il successo della lista e al suo interno delle compagne e dei  compagni di rifondazione comunista.

Vi invitiamo quindi ad iscrivervi come sostenitori della “lista Tsipras”, registrandovi sul sito http://www.listatsipras.eu/. L’iscrizione al sito, a sostegno della lista,  può essere fatta senza aderire all’appello l’Europa al Bivio. Si tratta di una nostra specifica richiesta – che è stata accettata – perché noi vogliamo la lista Tsipras ma non condividiamo interamente l’appello redatto da Barbara Spinelli e altri. La lista per Tsipras è molto più ampia di coloro che condividono l’appello.   È quindi importante effettuare l’iscrizione al sito come sostenitori della lista , perché saremo tutti e tutte noi, in quanto sostenitori della lista Tsipras iscritti al sito a partecipare alle consultazioni on-line in cui si assumeranno le decisioni sulla lista, a partire dal nome e dal simbolo elettorale.
In secondo luogo, come Partito, dobbiamo coniugare due esigenze: da un lato, stringere i tempi nella costruzione della lista affinché si possa partire subito con il lavoro di raccolta firme; dall’altro, cosi come abbiamo deciso al Congresso e nell’ultima direzione,  attivare al massimo la partecipazione democratica delle compagne e dei compagni, anche attraverso una consultazione delle iscritte e degli iscritti.

Vi proponiamo, dunque, che nei giorni 15-20 febbraio si svolgano gli attivi regionali per discutere le questioni politiche relative alla costruzione delle liste e avanzare eventuali ipotesi e proposte di candidature.  E che dal 21 al 24 febbraio si svolgano gli attivi di circolo affinché tutti/e gli/le iscritti/e si possano esprime sull’opzione politica della costruzione unitaria della lista Tsipras, risultata prevalente nella scorsa direzione nazionale.  

 Vi invitiamo quindi sia ad iscrivervi sul sito come sostenitori della lista Tsipras (entro le ore 18 di domenica 16) sia a partecipare agli attivi – regionali e locali – del partito per discutere e decidere, per quel che ci riguarda, le modalità di partecipazione alle elezioni europee.
  
 Il segretario
Paolo Ferrero

mercoledì 12 febbraio 2014

PER TSIPRAS - DOCUMENTI EUROPEE 2014

Ricostruiamo qui le tappe finora percorse dalla candidatura di Tsipras, dalla prima proposta alla situazione attuale. I link proposti dovrebbero funzionare anche da questo post.
Per chi vuol godere di una fruizione più agevole e continuativa consigliamo di andare alla pagina strutturata dedicata a tutta la questione.

9 giugno 2013 - Atene: Ferrero propone Tsipras come candidato della Sinistra Europea.
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21 ottobre 2013 - Madrid: il consiglio dei presidenti della Sinistra europea sceglie Tsipras come candidato alle elezioni europee.
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13-14-15 dicembre 2013 - Madrid: il congresso della Sinistra europea designa Tsipras come candidato presidente della commissione europea.
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22 dicembre 2013 - Atene: sulla rivista greca "Aygé" (Aurora) appare, in greco, la dichiarazione di sostegno alla candidatura di Tsipras a presidente della commissione europea.
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17 gennaio 2014 - Roma: sul Manifesto e su Micromega online "i sei della società civile" lanciano l'appello a favore di Tsipras.
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24 gennaio 2014 - Atene: Tsipras ringrazia i sei, ma pone qualche paletto:
"Seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare di partecipare e di sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono."
"Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per muovere tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare le vite degli uomini".
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7 febbraio 2014 - Roma: "i sei della società civile", più allarmati che confortati dalla lettera di Tsipras, forse temendo, non del tutto a torto, l'arrivo di fameliche orde che ripetessero i nefasti di "cambiare si può", progetto abortito, anche per colpa degli "intellettuali di allora", nella malinconica "Rivoluzione civile", non fanno né il passo indietro richiesto da Tsipras, né il "balzo della tigre" di bertinottiana memoria (mossa che richiederebbe comunque un momentaneo arretramento); ma caricano alla maniera del rinoceronte, rischiando di infilzare il loro stesso campione.
Infatti "I sei promotori saranno i garanti ", dice papale-papale il loro proclama, visibile sul "Manifesto". Il "passo avanti" di Marco Revelli, che in "cambiare si può era solo portavoce è spettacolare. In seconda battuta il proclama è ripreso ed amplificato da Micromega e da altri
Leggi tutto

4 febbraio 2014 - Roma: "i sei della società civile", rappresentati da Barbara Spinelli, Guido Viale e Marco Revelli, presentano a Roma il progetto in un incontro pubblico con la stampa. "I sei" accettano, pare "l'eventuale approdo parlamentare ... tra le file del Gue e della sinistra europea, gruppo cui appartiene Syriza", ma ribadiscono che La lista è aperta al contributo di chiunque ma, come più volte precisato, non saranno candidati politici che hanno avuto cariche nazionali o regionali negli ultimi dieci anni.
Leggi tutto il resoconto di "Controlacrisi"
Leggi tutto il resoconto di "Formiche"

7 febbraio 2014 - Roma: Tsipras è in Italia e partecipa a vari incontri pubblici. Tra gli altri impegni è da segnalare la sua presenza a "otto e mezzo" Mentre Lilli Gruber qualifica correttamente Alexis Tsipras come candidato della Sinistra europea, Barbara Spinelli, anche lei ospite della trasmissione spara seraficamente che "i partiti si sono aggiunti dopo", o qualcosa di simile.
Comunque il giorno dopo quello che sembra sempre più il "patron" della situazione, cioè Flores d'Arcais, annuncia sullo spazio che gli è riservato sul "Fatto quotidiano" online che i garanti non sono più sei, ma che a Tsipras viene fatta la concessione di essere il settimo garante, forse perché in quanto greco, non può ben fare il settimo tra gli "ὀἰ ἑπτά σοφοί, hoi epta sophoi", i mitici "sette savi"
.
Leggi tutto il pezzo di Flores d'Arcais"

Che dire, a conclusione di questa breve rassegna? Ovviamente siamo tutti convinti che la costruzione di un fronte ampio contro le politiche europee è un'esigenza prioritaria; e non è neppure ingiustificata la diffidenza verso chi ha creato la mostruosità delle ultime tornate elettorali nazionali e regionali. Ma non possiamo neppure sottacere il rischio, o per lo meno il dubbio, che qualcuno dei "sei della società civile" abbia come bersaglio grosso il "settimo savio", cioè, fuor di metafora, quel tanto o poco di reale alternatività al sistema che Tsipras, Syriza e la Sinistra europea rappresentano; una alternatività che sicuramente non è offerta dal rumoroso ed indifferenziato sensazionalismo grillino.


giovedì 30 gennaio 2014

Immigrazione a Brescia - La volgarità della Lega e la latitanza del Prefetto

Pubblichiamo la "lettera al direttore" inviata alla stampa il sabato 25 gennaio 2013 e ripresa da "Qui Brescia", giornale online:


Egregio Direttore,
Come segreteria del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra europea della federazione di Brescia vorremmo esprimere il nostro parere sugli ultimi eventi riguardanti la situazione degli immigrati a Brescia.
Da Bossi a Maroni a Salvini la china della Lega, sempre più impegolata in “incidenti” giudiziari, vuoi per l'uso dei fondi pubblici, vuoi per le truffe elettorali, si sta qualificando (ma sarebbe meglio dire “squalificando”) per l'accentuazione dei toni decisamente razzisti e per un sempre più esplicito accostamento alle tematiche dell'estrema destra sia a livello locale che nazionale, ed ora anche europeo. Difatti Salvini, confermando un orientamento volgarmente razzista, che lo aveva portato a formulare la proposta di “posti riservati” ai bianchi sui mezzi di trasporto di Milano nel non lontanissimo 2009, spinge sempre di più l'acceleratore in questa direzione.
Anche nel caso della pallida inversione di tendenza rappresentata dalla recente decisione del Senato di cancellare il reato di clandestinità, la Lega si è scatenata in aula con manifestazioni che puntano, come sempre, a lucrare consenso dalla contrapposizione tra il peggioramento delle condizioni di vita di fasce di popolazione locale e la tutela di diritti umani minimi per gli immigrati. Ed a proposito della votazione del Senato, è bene ricordare – senza sottovalutarne il significato simbolico – che essa è solo il primo passo per la cancellazione formale del reato penale di clandestinità, visto che essa dovrà essere confermata dalla Camera, e successivamente resa operativa da un apposito decreto delegato del governo.
Brescia, pur non brillando più da qualche tempo per exploits paragonabili a quelli dei Manenti, dei Lancini, dei Mazzatorta e via delirando, non manca di continuare a distinguersi. Per la verità bisogna anche dire che la recente spedizione punitiva del manipolo leghista contro il ministro Kyenge al San Barnaba a Brescia si è risolta in una vera e propria rotta, con Rolfi il piccolo a guidare l'ingloriosa ritirata dei suoi. Ma questo non impedisce alla Lega, anche a livello nazionale, di imbastire una vera e propria caccia all'uomo – in questo caso alla donna -, condita con i toni più beceri, contro l'incolpevole Kyenge, alla quale semmai si potrebbero muovere degli appunti per la “morbidezza”, che a volte sfiora l'indeterminatezza, delle sue prese di posizione.
La realtà a Brescia, purtroppo, non mostra segnali di nessuna inversione di tendenza, nonostante il cambio di amministrazione, e nonostante la visita della ministra dell'immigrazione; visita che non è riuscita a dissipare le ombre della precedente clamorosa rinuncia dello scorso settembre.
A Brescia i problemi per gli immigrati sono acuiti dal ristagno che da tempo affligge il funzionamento degli uffici, anche per lo svolgimento delle pratiche più elementari e quotidiane, con l'accumularsi di criticità irrisolte.
Partiamo dalla evidenza più clamorosa che riguarda il peccato di omissione della nuova giunta, che avrebbe dovuto segnare nettamente il cambio dagli affamatori di bambini, come Rolfi che negava il bonus-bebé ai figli di immigrati, alla nuova politica dell'immigrazione propagandata da Del Bono in campagna elettorale: la riapertura dello sportello migranti è rimasta un pio desiderio.
Uguale il discorso, per rimanere nell'ambito delle competenze amministrative comunali, per quanto riguarda lo snellimento e l'efficienza dell'iter burocratico per l'ottenimento della residenza: l'espletamento delle pratiche rimane assolutamente problematico, o forse lo è diventato ancora di più, sia per quanto riguarda i tempi che per quanto riguarda i costi. Incapacità, o, al fondo, sintomo di una scelta, o di un atteggiamento politico sostanzialmente invariato rispetto ai tempi del Paroli-Rolfi?
Se poi passiamo agli uffici statali, la situazione rimane disastrosa. Brescia continua a rimanere fanalino di coda per i ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno e per il malfunzionamento degli uffici. In particolare, l'ufficio migranti della Prefettura, anche volendo mettere tra parentesi lo scandalo che lo riguarda, e che vede molti dei suoi funzionari indagati dalla magistratura, continua a primeggiare per una incontestata unicità nel panorama italiano sia per la lunghezza dei tempi, che per la mancanza di una preparazione specifica del personale, per lo più precario, che per il peso del ritardo “storico” nell'evadere le pratiche che sarebbero normali compiti di ufficio.
Su questo ribadiamo il nostro giudizio totalmente negativo sul ruolo del Prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace, che in questo campo ha mostrato una inerzia tale che ci induce a chiederne ancora una volta le dimissioni.
E, dulcis in fundo”, anche le pratiche avviate dai cittadini di origine straniera per ottenere la cittadinanza incontrano incomprensibili ostacoli, ritardi, ostruzionismi che vanno immediatamente rimossi. Su questi torniamo a sollecitare l'amministrazione comunale ad una azione che finora è mancata in modo lampante.
Ringraziamo per l'attenzione.
Fiorenzo Bertocchi, Manuela Bertoglio, Eleonora Turati, Mauro Turati, Attilio Zinelli

martedì 28 gennaio 2014

A noi non ci dicono mai niente di quello che conta

Ci stanno privando di ogni potere di intervento. Il Italia il sindacato firma un accordo suicida con i padroni e Berlusconi con berluschino preparano il broglio elettorale sistemico, in Europa impazza la Commissione Europea, che non risponde neppure formalmente, cioè neppure secondo le pure apparenze, al voto dei popoli europei (ad esempio, Prodi e Barroso ne sono stati nominati presidenti dopo solenni trombature in patria). Ora sembra stia per arrivare in dirittura di arrivo il TTIP, sigla misteriosa che ha cominciato a fare le prime capatine in televisione. E come al solito noi non ne sappiamo nulla. Per questo postiamo questo breve brano di Mario Pianta tratto dal Manifesto, che per lo meno segnala il problema.
Il patto atlantico dei capitali
Un comune decide che le mense sco­la­sti­che acqui­stino pro­dotti locali a chi­lo­me­tri zero. Un paese — l’Italia — vota in un refe­ren­dum che l’acqua deve essere pub­blica. Un con­ti­nente — l’Europa — pone restri­zioni all’uso di Orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati (Ogm) in agri­col­tura. Tra poco tutto que­sto potrebbe diven­tare ille­git­timo. Il Trat­tato tran­sa­tlan­tico per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip, Tran­sa­tlan­tic trade and invest­ment part­ner­ship), oggetto di discus­sioni segrete tra Usa e Com­mis­sione euro­pea, pre­vede che le com­messe pub­bli­che non pos­sano pri­vi­le­giare pro­dut­tori locali, che gli inve­sti­menti delle mul­ti­na­zio­nali siano con­sen­titi e tute­lati anche nei ser­vizi pub­blici (acqua, sanità, etc.), che la rego­la­men­ta­zione non possa limi­tare i com­merci, anche quando ci sono rischi per l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti i mec­ca­ni­smi di arbi­trato che pos­sono costrin­gere gli stati a pagare alle mul­ti­na­zio­nali l’equivalente dei man­cati superprofitti.
Si trat­te­rebbe di un colpo di stato. L’annullamento della poli­tica di fronte all’assoluta libertà dei capi­tali, non di com­mer­ciare – quella c’è già – ma di entrare in ogni atti­vità, ogni ambito della vita, con la garan­zia di fare pro­fitti. L’annullamento della demo­cra­zia intesa come pos­si­bi­lità di una comu­nità di deci­dere i pro­pri valori, le regole con­di­vise, le poli­ti­che da rea­liz­zare. L’annullamento dei diritti dei cit­ta­dini e delle respon­sa­bi­lità col­let­tive – come quella verso l’ambiente – che si frap­pon­gano alla tra­sfor­ma­zione in merce del mondo intero.
Il com­mer­cio è uno dei temi su cui i paesi mem­bri della Ue hanno già tra­sfe­rito com­ple­ta­mente la sovra­nità a Bru­xel­les: è la Com­mis­sione a nego­ziare gli accordi all’Organizzazione mon­diale per il com­mer­cio (Omc) o i trat­tati bila­te­rali come il Ttip. Ma senza poteri signi­fi­ca­tivi del Par­la­mento euro­peo e con il potere delle lobby delle mul­ti­na­zio­nali che detta le poli­ti­che euro­pee, la Ue ha pra­ti­cato in que­sti anni la ver­sione più estrema e irre­spon­sa­bile del libe­ri­smo. Come nel caso dell’Unione mone­ta­ria, il pas­sag­gio di poteri sul com­mer­cio è un pes­simo esem­pio di come l’integrazione europa porti a poli­ti­che che favo­ri­scono solo i capi­tali e dan­neg­giano le per­sone, il lavoro, l’ambiente — den­tro e fuori l’Europa, come mostrano gli effetti nega­tivi dei trat­tati di libero scam­bio sui paesi in via di sviluppo.
Il Ttip è un “Trat­tato intrat­ta­bile” che va fer­mato al più pre­sto. Siamo ancora in tempo, un pro­getto ana­logo – l’Ami — era già stato scon­fitto nel 1998. Ma ser­vi­rebbe una discus­sione attenta che ancora non c’è. Ser­vi­rebbe una pro­te­sta di massa con­tro quest’ultimo, estremo sus­sulto di quel libe­ri­smo che ci ha por­tato a sei anni di depres­sione eco­no­mica. Ser­vi­reb­bero sin­da­cati che non si pie­ghino a nuove distru­zioni di posti di lavoro, con­su­ma­tori che boi­cot­tino le muti­na­zio­nali più aggres­sive, par­titi che si ricor­dino, per una volta, di difen­dere la demo­cra­zia. Discu­tere di ele­zioni euro­pee – da oggi al pros­simo mag­gio — signi­fica discu­tere soprat­tutto di questo.

giovedì 23 gennaio 2014

Gli organismi dirigenti nazionali - Comitato politico Nazionale 11-12 gennaio 2013


Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista del 11 – 12 gennaio 2014 ha assunto le seguenti decisioni:
Elezione del segretario nazionale: Paolo Ferrero
Hanno ottenuto voti Paolo Ferrero 67, Arianna Ussi 19.
Votanti 147, Astenuti 54, Schede Nulle 0, Schede Bianche 7

Elezioni della segreteria (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero, il tesoriere Marco Gelmini e i due coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni):
Maurizio Acerbo
Fabio Amato
Giovanna Capelli
Roberta Fantozzi
Eleonora Forenza
Nando Mainardi
Rosa Rinaldi
Raffaele Tecce
Votanti: 143. Favorevoli: 70. Contrari: 56. Astenuti:16. Schede Bianche: 1.

Direzione Nazionale (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero e i coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni ed a cui è invitato permanente il Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia Gianluca Schiavon):
1     Acerbo MaurizioAbruzzo - Ferrero
2     Amato FabioUmbria - Ferrero
3     Bellotti ClaudioMilano - Falce e martello
4     Bonadonna SalvatoreRoma - Grassi
5     Borrelli Danilo Roma - Grassi
6     Bottini AntoniettaPavia - Ferrero
7     Bracci Torsi BiancaRoma - Ferrero (?)
8     Bregola IreneFerrara - Grassi
9     Campese MariaPuglia - Grassi
10    Cangemi Luca - Sicilia - Grassi
11    Capelli Giovanna - Lombardia - Ferrero
12    Cardazzo Renato - Veneto - Ferrero
13    Cesani Silvana – Lodi - Ferrero
14    Coppa Annarita – Catanzaro - Grassi
15    Cristiano Stefano – Pistoia - Grassi
16    Della Vecchia Luciano – Umbria – Ferrero (?)
17    Fantozzi Roberta – Pisa - Ferrero
18    Fioretti Andrea – Roma – Terza mozione
19    Forenza Eleonora – Puglia - Ferrero
20    Gelmini Marco – Piacenza - Ferrero
21    Granchelli Patrizia – Milano – Terza mozione
22    Grassi Claudio – Reggio Emilia - Grassi
23    Greco Dino – Brescia - Ferrero
24    Grondona Stefano – Bologna – Terza mozione
25    Locatelli Ezio – Bergamo - Ferrero
26    Luzzaro Lidia – Calabria – Falce e martello
27    Mainardi Nando – Emilia-Romagna - Ferrro
28    Marino Loredana – Salerno – Ferrero
29    Marotta Antonio – Sicilia - Ferrero
30    Miniati Adriana – Toscana - Ferrero
31    Petrini Armando – Piemonte – Grassi
32    Piobbichi Francesco – Umbria – Ferrero
33    Rancati Claudia – Vicenza – Terza mozione
34    Renda Jacopo – Napoli – Falce e martello
35    Rinaldi Rosa – Piemonte - Ferrero
36    Santilli Linda – Roma - Grassi
37    Sgherri Monica – Toscana - Ferrero
38    Targetti Sandro – Toscana - Terza mozione
39    Tecce Raffaele – Napoli - Ferrero
40    Ussi Arianna – Campania - Terza mozione
Votanti per la Direzione Nazionale: 143. Favorevoli: 121. Contrari: 12. Astenuti: 9. Schede Bianche: 1.

Elezioni del Tesoriere nazionale: Marco Gelmini
Votanti: 143. Favorevoli: 72. Contrari: 30. Astenuti: 40. Schede Bianche: 1

Come è evidente dai risultati, il documento 1, che aveva raccolto il 76 % dei voti degli iscritti, si è diviso, come era chiaro dagli emendamenti presentati, tra i seguaci di Ferrero, maggioritari, e quelli di Grassi, i primi con il una percentuale leggermente superiore al 50 per cento, e secondi intorno al 25 per cento. La divisione è risultata insanabile, tra chi propone la costruzione di un polo di reale alternativa al PD (Ferrero), e chi continua ad inseguire Vendola, PDCI, e fantomatici, per quanto possono vedere i comuni mortali, dissidenti del PD. D'altra parte Ferrero non ha accettato le richieste della terza mozione, in merito, ad esempio, al rifiuto di allearsi col centro-sinistra nelle imminenti elezioni in Sardegna. Il risultato è stata l'elezione di un segretario e di una segreteria di minoranza, cosa prevista dallo Statuto di Rifondazione Comunista, anche se di certo non è una soluzione auspicabile. Solo il tesoriere nazionale, Marco Gelmini, ha superato a stento il 50% dei votanti. Una soluzione risicata, resa possibile, tra l'altro, solo dal comportamento dei rappresentanti del terzo documento, che, pur non entrando negli esecutivi del partito, hanno reso di fatto possibile per lo meno la loro elezione. Infatti, sia per l'elezione del segretario, sia in quella della segreteria, se i rappresentanti del terzo documento avessero dato voto contrario, le proposte sarebbero state bocciate.
Ci sembra corretto che i compagni ed i simpatizzanti conoscano queste dinamiche reali.

mercoledì 15 gennaio 2014

E adesso rilanciare Rifondazione - Intervista di Paolo Ferrero

Il Cpn di questa fine settimana ti ha riconfermato nel ruolo di segretario,  quali saranno i punti principali dell’azione politica della fase che si apre?
I punti fondamentali sono due. In primo luogo il pieno dispiegamento del Piano per il Lavoro, cioè della proposta concreta che facciamo per uscire qui ed ora dalle politiche di austerità e che potrebbe dar vita a milioni di posti di lavoro. L’idea di fondo è molto semplice: solo la redistribuzione del reddito, del lavoro e un intervento pubblico nei settori di pubblica utilità può ridurre drasticamente la disoccupazione. E’ una ricetta opposta a quella avanzata da Renzi che vuole invece proseguire nelle politiche di austerità e cioè nell’aggravamento della crisi che oramai è diventata deflazione. Il Piano del Lavoro non è solo un progetto ma è una proposta di lotta su cui costruire relazioni sociali e conflitto, territorio per territorio, settore per settore. Costruire un movimento per il lavoro a partire da un intervento pubblico è il nostro obiettivo, per ricominciare a parlare al paese a partire dai problemi del paese.
E il secondo?
Il secondo è la proposta di realizzare una lista unitaria di sinistra per le elezioni europee. Una lista che abbia Alexis Tsipras candidato a Presidente, che si riconosca nel Partito della Sinistra europea e nel GUE, che aggreghi tutte le forze che in Italia vogliono rovesciare le politiche neoliberiste. La situazione è fluida e per questo positiva: abbiamo l’appello di Camilleri e Spinelli, abbiamo varie realtà che si sono pronunciate per Tsipras, anche in SEL vi è un dibattito attorno a questo nodo. La nostra proposta è di costruire una lista unitaria che sia un vero e proprio spazio pubblico della sinistra antiliberista, da costruirsi in modo democratico, partecipato e paritario. Non proponiamo di fare la lista di Rifondazione Comunista allargata – perché sappiamo che non riuscirebbe ad unire tutte le forze e persone che effettivamente sono d’accordo sui nostri stessi contenuti sull’Europa – ma non accettiamo esclusioni o discriminazioni: in un quadro di chiarezza di contenuti, di rinnovamento dei volti e di radicale democratizzazione dei percorsi di costruzione della lista, noi lavoriamo affinché questa sia la lista di tutti coloro che vogliono rovesciare le politiche europee da sinistra. Proprio oggi pomeriggio abbiamo un incontro con i compagni di Syriza qui a Roma e da qui vogliamo partire per un percorso unitario che deve coinvolgere il partito a tutti i livelli e che, lo ribadisco, vedrà un referendum al nostro interno per verificare se la scelta che stiamo perseguendo è condivisa dai compagni e dalle compagne.
Il progetto politico è chiaro ma il CPN restituisce l’immagine di un partito ancora diviso. Come mai in questo mese non si è riusciti a ricomporre la frattura?
Chiudendo il Congresso che ha visto una larga maggioranza sul documento 1, invece di proporre semplicemente la votazione sulla mia riconferma, abbiamo proposto di fare una consultazione tra tutti i membri del CPN e la gestione unitaria del partito. Ritengo infatti che la linea politica sia quella decisa dai compagni e dalle compagne nei congressi, ma che tutto il gruppo dirigente e tutto il partito deve contribuire alla gestione del partito su quella linea politica. Era una occasione per superare in avanti le divisioni congressuali, costruendo un quadro di rinnovamento che non lasciasse sul campo vinti e vincitori. Purtroppo i dirigenti cosiddetti “emendatari” hanno scelto, come i dirigenti della mozione 2, di non partecipare alle consultazioni e hanno fatto una presa di posizione collettiva che ribadiva i termini del dibattito congressuale. Considero questo un grave errore perché non si è colta l’occasione di fare un passo in avanti tutti insieme, prendendo atto che il Congresso era stato fatto ma che era anche finito e che non poteva continuare all’infinito. In questa condizione, la consultazione ha dato un responso chiarissimo, con una larga maggioranza di compagne e compagni  che hanno indicato il mio nome come segretario e parallelamente posto una grande domanda di rinnovamento. Questo abbiamo fatto nel Cpn, dove la proposta di segreteria che ho avanzato e che è stata approvata, vede un significativo rinnovamento, ben 6 su 10 dei suoi membri non ne facevano parte.  Per la prima volta da quando sono segretario la segreteria ha una età media più bassa della mia….
Essere un segretario “di minoranza” cosa comporta?
Una cosa semplice e complicata nello stesso momento: assumere le decisioni congressuali che, ripeto, sono state approvate a larga maggioranza, come la strada maestra su cui muoversi e sulla base di quel progetto politico rimettere in moto il partito, lavorando per costruire ad ogni livello la gestione unitaria. Non considero questa situazione una situazione definitiva: la considero una necessaria fase di passaggio per rimettere in moto il partito sulla base del l’indirizzo politico deciso nel Congresso. Non potevamo allungare il brodo ulteriormente, far passare altri mesi. Non intendo infilarmi in trattative sui posti, mediazioni infinite e patti di gestione. Questo l’ho fatto consapevolmente negli anni scorsi per cercare il massimo di unità del gruppo dirigente. Purtroppo questa unità è deflagrata vergognosamente il minuto dopo il fallimento di Rivoluzione Civile a febbraio, nonostante tutte le decisioni fossero state prese in modo collegiale e unitario. L’unica strada per rilanciare Rifondazione non può essere la danza immobile della trattativa tra le correnti ma il tentativo di ridare fiato e senso alla nostra impresa politica. Io penso che le differenze politiche che abbiamo tra di noi, perlomeno quelle dichiarate, siano inferiori a quel che appare e che quindi sia possibile rilanciare il partito e su questo rilancio costruire le condizioni per arrivare ad una effettiva gestione unitaria del partito.
Vi è chi dice che tu avresti fatto uno scambio con la Mozione 3 per ottenere il voto di astensione sulla segreteria, snaturando così l’esito del Congresso.
Ho letto questo rilievo e mi pare che chi lo avanza continua a non voler capire cosa è successo. Le differenze politiche con la mozione 3 sono palesi e non si sono ridotte. Ad esempio gli unici due atti politici fatti dal Congresso ad oggi e cioè la scelta di fare l’accordo con il centro sinistra in Sardegna e l’approvazione dell’Ordine del giorno sul congresso della Cgil nel Cpn, hanno visto il pieno dissenso dei dirigenti della mozione 3 e il consenso dei dirigenti di Essere Comunisti.  Io stesso ho ribadito in modo molte netto  di essere vincolato alla realizzazione di quanto deciso nel Congresso e cioè all’attuazione di quanto previsto dal documento 1 approvato, ripeto, a larga maggioranza.  A me pare che i dirigenti del Documento 3 abbiano semplicemente preso atto che il Congresso era finito e che era opportuno che il partito si rimettesse in movimento evitando di avvitarsi in una spirale autodistruttiva riguardante l’elezione dei gruppi dirigenti. Questo senza alcuna modifica di giudizio, negativo, che questi compagni e compagne danno sulla linea politica del partito, tant’è che i dirigenti della mozione 3 hanno presentato una candidatura alternativa alla mia a segretario nella persona della compagna Ussi. In questa vicenda non si è misurato chi era più vicino o più distante politicamente ma chi ha deciso di garantire immediatamente un rilancio dell’iniziativa politica del partito e chi invece ha proseguito una battaglia politica come se il congresso non fosse terminato. Per quanto mi riguarda io continuerò a perseguire la gestione unitaria del partito a tutti i livelli e penso che chi vuole esercitare il suo ruolo di direzione, nel pieno rispetto delle differenze, deve farlo. Abbiamo bisogno di tutte le forze e di tutte le intelligenze e nel concreto del lavoro politico confido di poter superare questa situazione.

Però la mozione 1 si è divisa.
Si è divisa esattamente come era stata divisa nel Congresso e infatti avevo proposto la consultazione come terreno per costruire una ricomposizione  che non è avvenuta. Il motivo mi pare il seguente:  a nessuno sfugge che dentro la Mozione 1, il tema del rinnovamento veniva declinato in modo molto diverso, tant’è che vi erano due emendamenti al testo del documento che parlavano di rinnovamento. Da un lato chi voleva cambiare il segretario, definito settario, e modificare per questa via anche la linea politica. Dall’altra chi voleva il rinnovamento per rendere più efficace l’attuazione della linea politica di cui il segretario era stato interprete ed esecutore. Nel Congresso ha prevalso questa seconda ipotesi: l’emendamento Mainardi è stato approvato e quello Albertini bocciato. Questo è cosa hanno deciso le migliaia di iscritti e iscritte che hanno partecipato al Congresso: occorreva prenderne atto, perché a un certo punto finisce il Congresso e si tratta di gestire il partito. Questo purtroppo non è avvenuto, a mio parere perché l’aver fatto della rottamazione del segretario il punto fondamentale della battaglia congressuale, ha reso tutto più difficile, dalla discussione sul rinnovamento a quello sui gruppi dirigenti. Così, dopo la consultazione andata in quel modo e vista l’indisponibilità di Essere Comunisti di far parte della segreteria, la proposta avanzata nel Cpn è stata conseguente, sia sul segretario che sulla segreteria.

Preoccupato?
Solo un imbecille non lo sarebbe. Ma sono anche fiducioso sulla possibilità di poter rilanciare l’azione politica del partito in modo largamente unitario. Sulle elezioni europee vedo un terreno significativo di convergenza e azione unitaria: la possibilità di fare una lista legata alla sinistra europea, chiaramente alternativa a socialisti e popolari è un obiettivo largamente condiviso nel partito. In più è evidente che il progetto politico di SEL di fiancheggiamento del centro sinistra è sempre più in crisi per cui sulle europee vi è addirittura la possibilità di mettere in discussione l’attuale configurazione della sinistra italiana. Mi pare che su questo ci sia un grande terreno di lavoro politico unitario, di ricomposizione politica. Così come il rilancio del lavoro sociale del partito attorno al Piano del Lavoro può rispondere positivamente alla critica di politicismo che nel Congresso è emersa con forza. Possiamo ridislocare il Partito nel lavoro sociale con una proposta forte e su questo riguadagnare un ruolo che oggi svolgiamo solo molto parzialmente.

Ci saranno cambiamenti organizzativi?
Si tratta di fare un radicale bagno di democrazia nel modo di funzionare del partito. Questa è la critica maggiore che è emersa nel Congresso da parte dei compagni e delle compagne. Su questo intendo cambiare registro radicalmente: dal pieno coinvolgimento del partito nelle decisioni a partire dal referendum sulle europee all’accorciare la distanza tra centro e periferia, qui abbiamo da cambiare molto: la logica pattizia di gestione del partito si può superare solo con un forte coinvolgimento democratico di tutto il corpo militante del partito all’interno di una gestione unitaria dello stesso. E’ quello che vogliamo fare.
[Romina Velchi]
 da:
 

giovedì 9 gennaio 2014

Elezioni europee - Il documento programmatico della Sinistra Europea

Il logo della Sinistra Europea
Si stanno scaldando i motori per le prossime elezioni europee.
Oramai è sempre più diffusa la consapevolezza che la la costruzione europea è una delle componenti della crisi sempre più pesante e che si avvicina a livelli di allarme sociale generale, e che proprio il modo con cui essa è stata realizzata è una delle prime cause della recrudescenza della crisi stessa.
Il partito della Sinistra europea, del quale Rifondazione Comunista fa parte, ha tenuto il suo IV Congresso a Madrid dal 13 al 15 dicembre del 2013.
Il documento finale del Congresso è ora disponibile in versione italiana sul sito nazionale di Rifondazione Comunista a questo indirizzo:
http://www2.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2014/01/final-political-doc-European-Left-IT.pdf
In allegato copia del documento, che rappresenta le linee e le proposte politiche che la Sinistra Europea porterà in Europa. Nella stessa sede è stata formalizzata la candidatura di Tsipras a presidente della Commisione europea, cioè a "presidente del consiglio" del "governo europeo".
La candidatura a presidente della commissione europea non è una bizzarria inventata dalla Sinistra Europea, ma una norma introdotta di recente nella procedura elettorale: chi partecipa alle elezioni europee deve indicare obbligatoriamente il suo candidato alla presidenza.
La candidatura di Tsipras sta suscitando molto
Il logo di Syriza
interesse anche al di fuori delle cerchie ristrette di partito, fino al punto che qualche balordo propone uno scenario già visto, che ha portato alla catastrofe attuale della sinistra italiana: visti gli errori dei partiti, facciamo a meno dei partiti; senza accorgersi, i tapini, che automaticamente così non fanno altro che costituire un  nuovo partito.
In attesa di costruire gli sviluppi di questa proposta a livello italiano, ci permettiamo di ricordare il ruolo che Syriza sta svolgendo in Grecia, e forse non sarà inutile svolgere in chiaro il significa del nome, che deriva dalle parti iniziali di tre parole che in greco significano Coalizione (Sy...) Radicale (Riz...) di Sinistra (A....).
Prcbrescia