*
Gatti Marsilio, accogliendo l'invito fatto dal Comitato promotore antifascista della Valle
Trompia, aderisce all’iniziativa promossa sia a livello personale, in qualità di Consigliere
comunale del Partito della Rifondazione Comunista, del comune di Villa Carcina, che a
livello più generale, in rappresentanza di tutti i Circoli e dei militanti del Partito della
Rifondazione Comunista dell’intera Valle Trompia.
Innanzitutto ringraziamo partigianamente il Comitato per il lavoro svolto in difesa della
Carta Costituzionale e del valore universale antifascista e comunica che parteciperà alla
manifestazione nella data che verrà stabilita, dando pieno appoggio fisicamente e
culturalmente, contribuendo cioè ad informare dell’importante iniziativa i cittadini del
proprio territorio.
*
Quello che ora andrò a leggere è solo quello che io penso, che tuttavia affonda le sue radici
nella realtà storica di quello che fu realmente il fascismo e nella storia della Resistenza
contro il nazifascismo, valorosamente e vittoriosamente combattuta dai partigiani che ci
hanno preceduto e a cui noi ci richiamiamo.
La realtà storica che noi stiamo vivendo è fortemente contrassegnata dalla perdita della
memoria, del vissuto delle generazioni che ci hanno preceduto.
La nostra Costituzione, base fondamentale della civiltà, conquistata con il sangue, è stata di
fatto dimenticata.
Le stesse istituzioni fondamentali dello Stato, derivate dalla Costituzione, sono dirette da
politiche anticostituzionali.
Stiamo di fatto vivendo la rivincita del capitale, subendo la sua egemonia ideologica e
materiale sia a livello economico-finanziario che sociale.
Vi porto due semplici esempi, ma lampanti.
Il primo. L'usura, che era considerata un gravissimo peccato mortale unitariamente
condannato dalle tre religioni monoteistiche, ora è diventato il sistema fondamentale della
società civile, che regge l’economia sociale degli Stati.
Il secondo. Il sistema culturale e istituzionale fascista è stato combattuto e abbattuto dai
nostri partigiani, riscattando il popolo Italiano dalla inettitudine e dalla sua totale
subordinazione al regime dittatoriale fascista.
Ora invece succede che:
1) l'accordo sulle rappresentanze sindacale e dei diritti sindacali in fabbrica sottoscritto il
10 Gennaio da CONFINDUSTRIA-CGIL-CISL-UIL, non è niente altro che la brutta copia
dell'accordo sottoscritto nel 1923 dai sindacati di regime con Mussolini;
2) la proposta di riforma elettorale Renzi-Berlusconi, comparata da un lato con la riforma
elettorale maggioritaria, approvata nel 1923 su proposta del deputato fascista Giacomo
Acerbo, oppure con la cosiddetta “Legge truffa” proposta dal ministro dell'Interno Mario
Scelba e approvata nel 1953, sono parti integranti della cultura fascista e anticostituzionale
che i nostri Partigiani e i comunisti, hanno duramente combattuto.
Oviamente non ho citato il porcellum perchè già dal nome è una porcata
anticostituzionale e che per paradosso del tempo, viene ben rappresentato dal film di Pier
Paolo Pasolini: il porcile.
E questi, sarebbero gli accordi sottoscritti da associazioni sindacali e imprenditoriali, oppure
da partiti che si definiscono DEMOCRATICI?
*
Cosa è successo nelle menti di rappresentanti sindacali e dei politici che hanno
responsabilità nazionali, che escono dalla formazione culturale della Costituzione Italiana?
Evidentemente si è fatta strada l’idea che questa Costituzione sia superata, che i diritti
individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico, che i drammi e la
disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare, che la
partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli, che il governo debba essere solo
efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che insomma la nuova
costituzione sia il Diktat dei mercati, al quale tutto il resto deve subordinarsi, compresa la
democrazia popolare e il rispetto dei diritti umani universali. La risorgenza in Europa del
nazifascismo capitalistico padronale, serve soprattutto a questo: a togliere diritti politici,
sindacali e sociali, impedire la evoluzione della specie umana, a intimidire, ricattare, fare
violenza contro gli oppositori di sinistra, come una volta.
*
La difesa e attuazione, della Costituzione, della democrazia, da quanti cercano di
distruggerla o svuotarla di contenuti autenticamente democratici è un impegno totale, al
tempo stesso politico e culturale, che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in
gioco e che deve vedere riunite quante più forze è possibile mobilitare. Non è la difesa d’un
passato, ma un programma che non è mai stato attuato, se non in piccole parti con la dura
lotta operaia, per un futuro da costruire.
*
L'articolo 1 della Costituzione pone il lavoro a fondamento della democrazia: un articolo a
lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia.
Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione
sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo
considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata
competizione nella scala sociale.
Oggi la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate
dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita
degli esseri umani pretesa dal mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo
il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53
della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di
cittadinanza, dopo tanti anni di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale.
*
Anche per questo, e per tanti altri motivi, ritengo opportuno che – oltre la manifestazione
antifascista unitaria – i consigli comunali della Valle Trompia e la Comunità Montana,
votino un Ordine del giorno affinché non sia più concesso alcun spazio fisico, politico e
culturale ai gruppi organizzati delle Nuove destre e che chieda alla prefettura e alla questura,
di non autorizzare in alcun modo manifestazioni opposte al rispetto dei principi della carta
costituzionale e alle Istituzioni della Repubblica, ma di applicare i dettati legislativi (la
legge Scelba e la legge Mancino) e i principi costituzionali.
domenica 9 marzo 2014
mercoledì 5 marzo 2014
Eppur si muove - questa sera a Gardone Valtrompia riunione antifascista
Finalmente anche a livello istituzionale qualcuno sembra accorgersi che non è il caso di sottovalutare la presenza fascista in Valtrompia - come pure nel resto della provincia, dell'Italia, e, Ucraina docet, in Europa.
Invito per una
manifestazione antifascista in Valle Trompia a (da
definire)
a
sostegno dei principi costituzionali e dei valori democratici della
Valle Trompia
Alle
Amministrazioni Comunali della Valle Trompia
Alla
Comunità Montana di Valle Trompia
Alle
Associazioni politiche, sindacali, culturali della Valle Trompia
I democratici della Valletrompia
denunciano fermamente all’opinione pubblica, alle istituzioni
locali, ai partiti democratici, alle organizzazioni imprenditoriali e
sindacali, alle associazioni culturali e alle imprese solidaristiche
la negativa presenza sul territorio di alcune forze politiche
organizzate della nuova destra, che con le loro ripetuta
manifestazioni d’odio politico, xenofobo e razzista evocano i
nefasti periodi del nazifascismo, debellato nel 1945 grazie anche al
sacrificio di innumerevoli antifascisti e partigiani caduti nella
guerra di Liberazione.
Questi gruppi ideologicamente
agguerriti si richiamano al nazifascismo storico, nonostante una
precisa disposizione della Costituzione ne vieti la riorganizzazione,
come esplicitamente indicato dall’articolo XII delle Disposizioni
transitorie e finali:
“E’ vietata la
riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito
fascista”. Il
fascismo fu inganno propagandistico, violenza antidemocratica,
dittatura e guerra che portò alla rovina l’Italia e l’intera
Europa.
Noi siamo fermamente convinti
che non possano essere legittimati quanti si alimentano a un
sottofondo storico antidemocratico né che l’ideologia neofascista
possa in alcun modo sostenere i cittadini nell’affrontare e
superare le comprensibili ansie e paure quotidiane, derivate da una
crisi prolungata che sta radicalmente trasformando il modello di
sviluppo su cui si è evoluta la collettività e la nostra Valle in
particolare. Anzi, proprio in questo difficile momento economico
riteniamo ci sia bisogno di più partecipazione, di maggiore
democrazia, di una conoscenza scientifica, storica e culturale
decisamente migliore, di un nuovo progetto di popolo e di unità tra
i popoli.
Di fatto le proposte dei gruppi
neofascisti costituiscono un nuovo abissale inganno, che fa emergere
il lato più oscuro di un mancato rinnovamento politico e culturale a
livello generale. E’ quindi oltremodo doveroso per i democratici
reagire a questa sfida, prendendo innanzitutto coscienza della reale
situazione attuale, facendo luce su una serie di eventi negativi che
si ripetono, per comprenderne le dinamiche e cercare di eliminarli,
approfondendo le origini culturali e storiche prima ancora che
politiche di questo fenomeno che mira ad estendere l’occupazione
politica del territorio.
Non possiamo dunque credere che
la manifesta ostilità neofascista si limiti alle due aree focali
finora prese di mira: Lumezzane e San Vigilio di Concesio. Lo
dimostrano recenti spregiudicate iniziative a Sarezzo, divenuto
fondale di svariate scorribande forzanoviste.
Siamo a un bivio: promuovere da
protagonisti un cambiamento positivo o accettare da spettatori i
disvalori della reazione. Noi siamo consapevoli di non dover dare
alcun credito a teorie già sconfitte dalla società, ma siamo pure
convinti che accanto a un necessario lavoro collettivo di analisi, di
comprensione e di riflessione, si debba avere anche il coraggio
civile di manifestare unitariamente in difesa dei valori della
democrazia e dell’antifascismo.
Non possiamo dimenticare che
proprio nel 2014 ricorderemo il 70.mo anniversario della strage
nazifascista di Bovegno ed il prossimo anno 2015 ricorrerà il 70.mo
della Liberazione del nostro Paese.
Da qui, nel ribadire il nostro
impegno a difesa della Costituzione Repubblicana fondata sulla
Resistenza, la proposta di promuovere unitariamente, nel mese di
Aprile 2014, una manifestazione antifascista in Valle Trompia a (da
definire).
Per definire le adesioni e gli
aspetti organizzativi della manifestazione si terrà una riunione,
cui invitiamo in modo particolare i rappresentanti dei Comuni della
Valle
Mercoledì 5 marzo
alle ore 20.00
presso la sede della
Comunità Montana a Gardone Val Trompia
Il Comitato promotore
Comune di
Sarezzo, Comune di Concesio, ANPI provinciale e sezioni della Valle
Trompia, Cittadini per la Costituzione di San Vigilio, Gruppo pace e
solidarietà di Villa Carcina
La
documentazione completa degli episodi citati è disponibile sul sito
http://www.anpibrescia.it/public/wp/
e su facebook
https://www.facebook.com/cittadiniper.lacostituzione?fref=ts
martedì 4 marzo 2014
Omaggio a Massimo Pintossi - Poeta - Nuovo partigiano - Artista
Lo scorso anno, alla festa provinciale di Rifondazione Comunista a Bovezzo, abbiamo avuto modo di fare la conoscenza con il gruppo dei Malghesetti, autentici portatori dello spirito popolare della brescianità, che proprio per il fatto di affondare le loro radici nella "materia" della terra valtriumplina, come dice Isaia Mensi, curatore di questo straordinario memoriale, accolgono con lo stesso senso di fratellanza il più intimo contatto con la terra, i suoi odori, i suoi colori, i suoi abitanti, come anche i fratelli del lavoro, conosciuti nell'emigrazione valtriumplina in Europa, le musiche che trapassano attraverso canali sotterranei da un paese all'altro, o le danze, come quella che un immigrato improvvisò in quella serata a Bovezzo. Quello che mi colpì, in Massimo (Mahem, con la acca ben aspirata, mi raccomando), fu la immediata spontanea solidarietà con la quale accolse quella "intrusione" inattesa, fino al punto di invitare l'inaspettato danzatore a fare il giro col cappello per raccogliere le offerte degli spettatori. Ebbene, come dice Isaia, Mahem se ne è andato:
Se n‘è andato improvvisamente mercoledì 29 gennaio Massimo, all’alba di un mite inverno. Bisognerebbe esplorare con limpidezza il segreto della sua anima comunitaria, solidale, artistica e allargare i confini della conoscenza della sua personalità più profonda per conoscere appieno la sua vera identità e la complessità del lavoro che ha svolto per tutti, di qualità nettamente superiore. Dinanzi ai suoi occhi l’amore per la famiglia, la materica Valtrompia e l’eroismo garibaldino sono diventati poesia. Di una verità, caro Massimo, siamo certi: la tua assenza terrena è autocoscienza immortale, sei parte di noi, siamo un’anima sola. Perciò vogliamo salutare te e la tua grande famiglia in questo numero speciale del Notiziario, proprio conoscendo il tuo appassionato impegno sul piano della valorizzazione della resistenza e del partigianato garibaldino, riportando i discorsi commemorativi pronunciati al termine del funerale, le fotografie di questi ultimi anni scattate in varie ricorrenze celebrative (Croce di Marone, Gardone Valtrompia, Fratta di San Gallo), brevi pensieri di persone altrettanto sensibili che ti hanno conosciuto e che hanno avuto modo di apprezzare i tuoi multiformi talenti. Crediamo che sia anche un modo per far conoscere il valore di un autentico democratico e d’un convinto antifascista, dinanzi alle nuove ferite che la subcultura neofascista vorrebbe procurare alla nostra società e che insieme a tanti altri volevamo contrastare.
Isaia Mensi, valtriumplino, sta ricostruendo fatti, episodi, personaggi dell'antifascismo in Valtrompia, come pura ritratti dei più efferati caporioni fascisti, con una ricerca che è una denuncia delle radici profonde del fascismo che ha sempre allignato nel padronato valtriumplino (la parola è antica, ma è ancora l'unica adeguata). Qui, o battendo sull'immagine sottostante puoi leggere tutto il giornalino che ha dedicato a Massimo Pintossi.
![]() |
| Massimo Pintossi con la bandiera della 122 Brigata d'assalto Garibaldi |
La Marì del söcher, staffetta partigiana
La storia è nata
Sui monti della nostra valle,
da quando uomini e donne
hanno detto di non ascoltare
quel brutto pelato tutto nero
arrivato per comandare,
che ha rovinato l’Italia
la gente, la libertà.
“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.
Di giorno nel suo negozio
A vendere molto poco,
di notte sui sentieri
appena spento il fuoco,
attenta a non farsi vedere
dalle guardie e dai ruffiani,
sorelle sono le stelle
le dicon dove arrivare.
“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.
La baita in mezzo al buio
sembra la casa del diavolo,
ragazzi e uomini che aspettano
polenta sul tavolo.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Su per la montagna
carica come un mulo,
su a portar farina
notizie e munizioni
ai ribelli per amore
i nostri partigiani.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
La storia è nata
Sui monti della nostra valle,
da quando uomini e donne
hanno detto di non ascoltare
quel brutto pelato tutto nero
arrivato per comandare,
che ha rovinato l’Italia
la gente, la libertà.
“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.
Di giorno nel suo negozio
A vendere molto poco,
di notte sui sentieri
appena spento il fuoco,
attenta a non farsi vedere
dalle guardie e dai ruffiani,
sorelle sono le stelle
le dicon dove arrivare.
“La Marì del söcher”
staffetta partigiana,
avanti e indietro veloce
con lo zaino sulla schiena.
La baita in mezzo al buio
sembra la casa del diavolo,
ragazzi e uomini che aspettano
polenta sul tavolo.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Su per la montagna
carica come un mulo,
su a portar farina
notizie e munizioni
ai ribelli per amore
i nostri partigiani.
Marì apri gli occhi
e allunga le tue mani,
abbraccia i tuoi figli
che vogliono la libertà.
Poesia di Massimo Mahem Pintossi
venerdì 28 febbraio 2014
Lunedì 3 marzo alla Sala incontri della federazione di Brescia - Presentazione del "piano del lavoro"

La
commissione lavoro del Prc di Brescia propone un incontro sul Piano
per il lavoro.
Lo proponiamo perché riteniamo fondamentale che ai compagni siano note le proposte del partito in temi fondamentali come economia e lavoro e perché vorremmo lanciare un dibattito serio su quali risposte devono dare i comunisti in un periodo di palese fallimento del sistema capitalistico e del modello neoliberista.
Ancora più fondamentale questo dibattito, visto che a sinistra e anche all'interno del nostro partito le opinioni su come si combatte questo sistema e come si può uscire dalla crisi sono molto diversificate.
Per questo proponiamo un incontro che ci permetta di capire il contenuto della proposta, ma soprattutto sia capace di aprire un dibattito tra i compagni del nostro partito e non.
Lo proponiamo perché riteniamo fondamentale che ai compagni siano note le proposte del partito in temi fondamentali come economia e lavoro e perché vorremmo lanciare un dibattito serio su quali risposte devono dare i comunisti in un periodo di palese fallimento del sistema capitalistico e del modello neoliberista.
Ancora più fondamentale questo dibattito, visto che a sinistra e anche all'interno del nostro partito le opinioni su come si combatte questo sistema e come si può uscire dalla crisi sono molto diversificate.
Per questo proponiamo un incontro che ci permetta di capire il contenuto della proposta, ma soprattutto sia capace di aprire un dibattito tra i compagni del nostro partito e non.
Introdurrà il
Piano del Lavoro
il
compagno Dino Greco
Direttore
di “Liberazione”
LUNEDI'
3 MARZO 2014
ORE
20:30
ALLA
FEDERAZIONE DEL PRC DI BRESCIA
IN
VIA CASSALA 34
giovedì 20 febbraio 2014
Le profezie italiane della banca d'affari JPMorgan
In questo documento di 16 pagine datato 28 maggio 2013, riferiva il "Fatto quotidiano" del 19 giugno 2013 la banca d'affari americana leader nel mondo JPMorgan si lanciava in "analisi" che avevano tutto il sapore di "profezie che si auto-avverano. Vale la pena di riprodurre qualche brano. Per scrupolo riportiamo anche il testo in inglese:
In the early days of the crisis, it was thought that these national legacy problems were largely economic: over - levered sovereigns, banks and households, internal real exchange rate misalignments, and structural rigidities. But, over time it has become clear that there are also national legacy problems of a political nature. The constitutions and political settlements in the southern periphery, put in place in the aftermath of the fall of fascism, have a number of features which appear to be unsuited to further integration in the region. When German politicians and policy makers talk of a decade - long process of adjustment, they likely have in mind the need for both economic and political reform.
... The political systems in the periphery were established in the aftermath of dictatorship, and were defined by that experience. Constitutions tend to show a strong socialist influence, reflecting the political strength that left wing parties gained after the defeat of fascism. Political systems around the periphery typically display several of the following features: weak executives; weak central states relative to regions; constitutional protection of labor rights; consensus building systems which foster political clientalism; and the right to protest if unwelcome changes are made to the political status quo. The shortcomings of this political legacy have been revealed by the crisis. Countries around the periphery have only been partially successful in producing fiscal and economic reform agendas, with governments constrained by constitutions (Portugal), powerful regions (Spain), and the rise of populist parties (Italy and Greece). There is a growing recognition of the extent of this problem, both in the core and in the periphery. Change is beginning to take place. Spain took steps to address some of the contradictions of the post-Franco settlement with last year’s legislation enabling closer fiscal oversight of the regions. But, outside Spain little has happened thus far. The key test in the coming year will be in Italy, where the new government clearly has an opportunity to engage in meaningful political reform. But, in terms of the idea of a journey, the process of political reform has barely begun. |
Nei primi giorni della crisi, si è pensato che questi problemi nazionali preesistenti erano in gran parte economici:
soggetti sovrani, banche e famiglie ultra-indebitati, disallineamenti del tasso di cambio reale interno e rigidità strutturali.
Ma, col tempo è diventato chiaro che ci sono anche problemi nazionali esistenti di natura politica. Le costituzioni e gli
assetti politici nella periferia meridionale, messi in atto all'indomani della caduta del fascismo, hanno una serie di
caratteristiche che sembrano essere inadatte per un'ulteriore integrazione nella regione. Quando i politici tedeschi e i
responsabili politici parlano di un processo di aggiustamento lungo un decennio, essi probabilmente hanno in mente la
necessità di una riforma economica e politica.
... I sistemi politici nella periferia erano stati instaurati all'indomani delle dittature, ed erano stati determinati da quell'esperienza. Le Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici della periferia mostrano tipicamente parecchie tra le seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, e il diritto di protestare se allo status quo politico sono apportati cambiamenti sgraditi. Le carenze di questa eredità politica sono state rivelate dalla crisi. I paesi della periferia hanno avuto un successo solo parziale nel produrre programmi di riforma fiscale ed economica, con i governi vincolati dalle costituzioni (Portogallo), regioni potenti (Spagna), e l'ascesa di partiti populisti (Italia e Grecia). Vi è una crescente riconoscimento della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia. Il cambiamento sta cominciando a guadagnare terreno. La Spagna ha adottato misure per affrontare alcune delle contraddizioni dell'assetto post- Franco con la normativa dello scorso anno che consente una più stretta sorveglianza fiscale delle regioni. Ma, fuori della Spagna, poco è stato fatto finora. Il test chiave per il prossimo anno sarà in Italia, dove il nuovo governo ha chiaramente l'opportunità di impegnarsi in significative riforme politiche. Ma, rispetto al percorso da fare, il processo di riforma politica è appena iniziato. |
Per non incappare in denunce legali o per lo meno in risolini di derisione, ricordiamo che JPMorgan parlava del governo Letta. Si direbbe che i padroni americani,
ma certamente si tratta di una deformazione ideologica, si siano stancati di aspettare che Enrico affondasse il coltello, e che abbiano mandato in campo Renzino.
Particolarmente impressionante, in questo senso, la chiusura, che abbiamo tradotto in modo attenuato per ragioni di stile linguistico. A stare alla lettera del testo inglese, sembrerebbe un vero e proprio lapsus. Noi abbiamo tradotto "rispetto al percorso da fare", ma il testo inglese sembra dire "rispetto alla [nostra] idea di cambiamento".
Comunque sia, i segnali a cui assistiamo, dalla legge elettorale alla criminalizzazione del dissenso, perfino dentro al sindacato, sono decisamente preoccupanti. E se guardiamo alla sottolineatura di JPMorgan, che nota con orrore che "nei paesi periferici", come l'Italia, per esempio, era riconosciuto "il diritto di protestare se allo
status quo politico sono apportati cambiamenti sgraditi", non possiamo impedirci di fare un sobbalzo rispetto a quello che sta avvenendo rispetto alla TAV, dove vengono opportunamente richiamate in servizio addirittura le Brigate Rosse, a chiusura del teorema per cui chi si oppone ad un'opera folle sperperando i nostri soldi (ma facendo guadagnare le banche d'affari) non può che essere un terrorista.
E questo sarà proprio una ironia della storia, o una "astuzia della ragione"; ma parrebbe proprio che l'"alter ego" e finanziatore di Renzi sia tale Davide Serra, che, dopo aver imparato il mestiere nell'altra grande banca di affari americana, la Morgan Stnley, si è messo in proprio sul piano finanziario, giocando con l'algebra, o meglio con "Agebris".
Le ragioni per appoggiare l'iniziativa No-tav di sabato 22 gennaio sono perciò tante. Qui sotto riproduciamo il volantino di convocazione.
martedì 18 febbraio 2014
giovedì 13 febbraio 2014
URGENTISSIMO - Lista Tsipras - Registrarsi per contare - piccola guida per gli incerti
Dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero abbiamo ricevuto la lettera che pubblichiamo dopo la "piccola guida". Come rilevato nel post precedente, e come conferma la lettera di Ferrero, non tutto fila liscio nei rapporti con il "gruppo dei sei", ai quali siamo al paradosso che le "concessioni" devono essere "strappate" una per una. Da qui la necessità di intervenire attivamente nel processo da parte dei singoli, che verranno consultati via e-mail.
Per partecipare alle consultazioni è necessario iscriversi sul sito http://www.listatsipras.eu/ come sostenitori della lista Tsipras (entro le ore 18 di domenica 16).
Prima schermata: nella pagina che si apre cliccando http://www.listatsipras.eu/ cliccare sul riquadro rosso con la scritta PARTECIPA - (non occorre aderire all'appello "dei sei")
Seconda schermata: a questo punto si apre la schermata 2. Cliccare sulle parole "registrandosi qui".
Terza schermata: a questo punto si apre la schermata di registrazione. Compilare con i propri dati e poi cliccare sul riquadro rosso con la scritta ISCRIVITI.
Quarta schermata: DOPO aver ricevuto la e-mail all'indirizzo di posta elettronica che avete fornito, ed aver cliccato sul link che vi viene inviato dalla "lista Tsipras", si aprirà la quarta schermata che conferma al vostra iscrizione e vi dice di aspettare le comunicazioni per la consultazioni.
Per partecipare alle consultazioni è necessario iscriversi sul sito http://www.listatsipras.eu/ come sostenitori della lista Tsipras (entro le ore 18 di domenica 16).
PICCOLA GUIDA
Prima schermata: nella pagina che si apre cliccando http://www.listatsipras.eu/ cliccare sul riquadro rosso con la scritta PARTECIPA - (non occorre aderire all'appello "dei sei")
Seconda schermata: a questo punto si apre la schermata 2. Cliccare sulle parole "registrandosi qui".
Terza schermata: a questo punto si apre la schermata di registrazione. Compilare con i propri dati e poi cliccare sul riquadro rosso con la scritta ISCRIVITI.
Quarta schermata: DOPO aver ricevuto la e-mail all'indirizzo di posta elettronica che avete fornito, ed aver cliccato sul link che vi viene inviato dalla "lista Tsipras", si aprirà la quarta schermata che conferma al vostra iscrizione e vi dice di aspettare le comunicazioni per la consultazioni.
LA LETTERA DI FERRERO
Ai/alle componenti del CPN
Ai/alle segretari/e regionali, di federazione, di circolo
Ai/alle compagni/e in indirizzo
Care compagne e cari compagni,
Come
sapete al Congresso abbiamo deciso di lavorare per la costruzione di
una lista unitaria della sinistra che facesse riferimento alla sinistra
europea e ponesse con chiarezza il tema dell’alternativa alle politiche
di austerità decise in questi anni a livello europeo da socialisti,
popolari e liberali.
Nel
congresso della sinistra europea tenutosi la settimana dopo il nostro a
Madrid, è stata formalizzata la candidatura di Alexis Tsipras
(presidente di Syriza ) a candidato presidente della commissione
dell’Unione Europea. Si tratta di una decisione molto positiva a cui
abbiamo lavorato per mesi: la candidatura di Tsipras in alternativa alla
candidatura di Schultz rappresenta plasticamente l’alternativa che la
sinistra europea vuole costruire senza inseguire i socialisti.
In
questo contesto nello scorso fine settima, la presenza di Alexis
Tsipras ai lavori della nostra direzione nazionale ed a quelli
dell’esecutivo del Partito della Sinistra Europea tenutosi a Roma, ha
determinato positivamente sia il riconoscimento politico del ruolo del
Prc nella costruzione della candidatura e della lista, sia una
significativa visibilità pubblica di Tsipras e della proposta politica
avanzata.
Parallelamente
l’assemblea tenutasi venerdì scorso al teatro Valle, convocata
dall’appello di Barbara Spinelli, ha segnalato la capacità della
candidatura di parlare tanto alla sinistra organizzata quanto al
complesso delle donne e degli uomini della sinistra. Si tratta di un
fatto molto positivo.
Il
fatto che lo stesso congresso di SEL, abbia deciso di lavorare al
sostegno della lista per Tsipras, ci parla della capacità di egemonia
del nostro progetto politico: dopo anni passati ad inseguire il PD, il
terreno di scontro aperto sull’Europa costringe SEL a misurarsi con il
problema di fondo della lotta alle politiche di austerità. Questo ci
consente non solo di lavorare su una proposta coerente con i
nostri deliberati congressuali, ma anche per il rafforzamento del
partito dentro la costruzione di uno spazio pubblico di sinistra in cui
il tema della lotta contro l’austerità possa incrociare la costruzione
di un blocco sociale e un sentire diffuso: la necessità di cambiare
radicalmente l’Italia e di rovesciare questa Europa.
Ovviamente
questa opportunità di dar vita ad una lista unitaria di appoggio a
Tsipras presidente non è priva di contraddizioni e problemi.
In
questi giorni, nelle relazioni con il Partito della Sinistra Europea,
con Syriza e con i promotori dell’appello “L’Europa al bivio” , il
nostro impegno si è concentrato prevalentemente su due questioni: il
profilo politico della lista, alternativo alle grandi coalizioni sia in
Italia che in Europa, e la questione della democrazia e della
partecipazione dei singoli e dei territori nella costruzione della lista
stessa.
Sul
primo punto è oggi ampiamente condiviso che la lista di sostegno a
Tsipras sia alternativa alle liste di sostegno a Schultz e al PSE. Il
punto politico fondamentale della costruzione di una lista autonoma ed
alternativa al partito socialista europea è quindi acquisito. E’ così
stato accettato da tutti che gli /le eventuali eletti/e della
lista, faranno parte dello stesso gruppo parlamentare di Tsipras.
Inoltre, pur nella caratterizzazione “civica” della lista, sarà
ampiamente visibile la sua connotazione di sinistra, come si evince
anche dal profilo programmatico contenuto nei 10 punti di Tsipras (http://www2.rifondazione.it/ primapagina/?p=10727).
Sul
secondo punto la discussione non è ancora chiusa. La questione della
democrazia e della partecipazione è stata sollevata oltre che da
Rifondazione anche da altri soggetti, e su questo obiettivo stiamo
continuando ad insistere. Abbiamo giustamente criticato Rivoluzione
Civile per il carattere pattizio e verticista che ha caratterizzato
questa esperienza: abbiamo posto ai nostri interlocutori la necessità di
costruire la lista in appoggio di Tsipras in modo democratico e
partecipato. Su questo la discussione continua e confidiamo che nei
prossimi giorni si possa arrivare ad un positivo punto di sintesi.
Detto
questo, le discussioni e i problemi non possono cancellare il punto
politico fondamentale che dobbiamo tenere al centro delle nostre
valutazioni: essere riusciti a porre le condizioni per la costruzione di
una lista autonoma dal PD ed interprete anche in Italia del partito
della Sinistra Europea, è di per sè un obiettivo enorme. Per questo è
necessario che da subito vi sia il nostro impegno a determinare il pieno
successo della lista – a partire dalla raccolta di firme per la sua
presentazione – così come in campagna elettorale si tratterà di lavorare
per il successo della lista e al suo interno delle compagne e dei
compagni di rifondazione comunista.
Vi invitiamo quindi ad iscrivervi come sostenitori della “lista Tsipras”, registrandovi sul sito http://www.listatsipras.eu/.
L’iscrizione al sito, a sostegno della lista, può essere fatta senza
aderire all’appello l’Europa al Bivio. Si tratta di una nostra specifica
richiesta – che è stata accettata – perché noi vogliamo la lista
Tsipras ma non condividiamo interamente l’appello redatto da Barbara
Spinelli e altri. La lista per Tsipras è molto più ampia di coloro che
condividono l’appello. È quindi importante effettuare l’iscrizione al
sito come sostenitori della lista , perché saremo tutti e tutte noi, in
quanto sostenitori della lista Tsipras iscritti al sito a partecipare
alle consultazioni on-line in cui si assumeranno le decisioni sulla
lista, a partire dal nome e dal simbolo elettorale.
In
secondo luogo, come Partito, dobbiamo coniugare due esigenze: da un
lato, stringere i tempi nella costruzione della lista affinché si possa
partire subito con il lavoro di raccolta firme; dall’altro, cosi come
abbiamo deciso al Congresso e nell’ultima direzione, attivare al
massimo la partecipazione democratica delle compagne e dei compagni,
anche attraverso una consultazione delle iscritte e degli iscritti.
Vi
proponiamo, dunque, che nei giorni 15-20 febbraio si svolgano gli
attivi regionali per discutere le questioni politiche relative alla
costruzione delle liste e avanzare eventuali ipotesi e proposte di
candidature. E che dal 21 al 24 febbraio si svolgano gli attivi di
circolo affinché tutti/e gli/le iscritti/e si possano esprime
sull’opzione politica della costruzione unitaria della lista Tsipras,
risultata prevalente nella scorsa direzione nazionale.
Vi
invitiamo quindi sia ad iscrivervi sul sito come sostenitori della
lista Tsipras (entro le ore 18 di domenica 16) sia a partecipare agli
attivi – regionali e locali – del partito per discutere e decidere, per
quel che ci riguarda, le modalità di partecipazione alle elezioni
europee.
Il segretario
Paolo Ferrero
mercoledì 12 febbraio 2014
PER TSIPRAS - DOCUMENTI EUROPEE 2014
Ricostruiamo qui le tappe finora percorse dalla candidatura di Tsipras, dalla prima proposta alla situazione attuale. I link proposti dovrebbero funzionare anche da questo post.
Per chi vuol godere di una fruizione più agevole e continuativa consigliamo di andare alla pagina strutturata dedicata a tutta la questione.
Leggi tutto il resoconto di "Formiche"
Per chi vuol godere di una fruizione più agevole e continuativa consigliamo di andare alla pagina strutturata dedicata a tutta la questione.
9 giugno 2013 - Atene: Ferrero propone Tsipras come candidato della
Sinistra Europea.
Leggi tutto
21 ottobre 2013 - Madrid: il consiglio dei presidenti della Sinistra
europea sceglie Tsipras come candidato alle elezioni europee.
Leggi tutto
13-14-15 dicembre 2013 - Madrid: il congresso della Sinistra
europea designa Tsipras come candidato presidente della commissione europea.
Leggi tutto
22 dicembre 2013 - Atene: sulla rivista greca "Aygé"
(Aurora) appare, in greco, la dichiarazione di sostegno alla candidatura di Tsipras a presidente della commissione
europea.
Leggi tutto
17 gennaio 2014 - Roma: sul
Manifesto
e su Micromega online "i sei della società civile" lanciano l'appello a favore di Tsipras.
Leggi tutto
24 gennaio 2014 - Atene: Tsipras ringrazia i sei, ma pone qualche
paletto:
"Seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare di partecipare e di sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono."
"Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per muovere tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare le vite degli uomini".
Leggi tutto
"Seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare di partecipare e di sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono."
"Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per muovere tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare le vite degli uomini".
7 febbraio 2014 - Roma: "i sei della società civile",
più allarmati che confortati dalla lettera di Tsipras, forse temendo, non del tutto a torto, l'arrivo di fameliche
orde che ripetessero i nefasti di "cambiare si può", progetto abortito, anche per colpa degli "intellettuali di allora",
nella malinconica "Rivoluzione civile", non fanno né il passo indietro richiesto da Tsipras, né il "balzo della tigre" di
bertinottiana memoria (mossa che richiederebbe comunque un momentaneo arretramento); ma caricano alla maniera del
rinoceronte, rischiando di infilzare il loro stesso campione.
Infatti "I sei promotori saranno i garanti ", dice papale-papale il loro proclama, visibile sul "Manifesto". Il "passo avanti" di Marco Revelli, che in "cambiare si può era solo portavoce è spettacolare. In seconda battuta il proclama è ripreso ed amplificato da Micromega e da altri
Leggi tutto
Infatti "I sei promotori saranno i garanti ", dice papale-papale il loro proclama, visibile sul "Manifesto". Il "passo avanti" di Marco Revelli, che in "cambiare si può era solo portavoce è spettacolare. In seconda battuta il proclama è ripreso ed amplificato da Micromega e da altri
4 febbraio 2014 - Roma: "i sei della società civile",
rappresentati da Barbara Spinelli, Guido Viale e Marco Revelli, presentano a Roma il progetto in un incontro pubblico
con la stampa. "I sei" accettano, pare
"l'eventuale approdo parlamentare ... tra le file del Gue e della sinistra europea, gruppo cui appartiene Syriza",
ma ribadiscono che
La lista è aperta al contributo di chiunque ma, come più volte precisato, non saranno candidati politici che hanno
avuto cariche nazionali o regionali negli ultimi dieci anni.
Leggi tutto il resoconto di "Controlacrisi"Leggi tutto il resoconto di "Formiche"
7 febbraio 2014 - Roma: Tsipras è in Italia e partecipa
a vari incontri pubblici. Tra gli altri impegni è da segnalare la sua presenza a "otto e mezzo" Mentre Lilli Gruber qualifica correttamente Alexis
Tsipras come candidato della Sinistra europea, Barbara Spinelli, anche lei ospite della trasmissione spara
seraficamente che "i partiti si sono aggiunti dopo", o qualcosa di simile.
Comunque il giorno dopo quello che sembra sempre più il "patron" della situazione, cioè Flores d'Arcais, annuncia sullo spazio che gli è riservato sul "Fatto quotidiano" online che i garanti non sono più sei, ma che a Tsipras viene fatta la concessione di essere il settimo garante, forse perché in quanto greco, non può ben fare il settimo tra gli "ὀἰ ἑπτά σοφοί, hoi epta sophoi", i mitici "sette savi".
Leggi tutto il pezzo di Flores d'Arcais"
Comunque il giorno dopo quello che sembra sempre più il "patron" della situazione, cioè Flores d'Arcais, annuncia sullo spazio che gli è riservato sul "Fatto quotidiano" online che i garanti non sono più sei, ma che a Tsipras viene fatta la concessione di essere il settimo garante, forse perché in quanto greco, non può ben fare il settimo tra gli "ὀἰ ἑπτά σοφοί, hoi epta sophoi", i mitici "sette savi".
Che dire, a conclusione di questa breve rassegna? Ovviamente siamo tutti convinti che la costruzione di un fronte
ampio contro le politiche europee è un'esigenza prioritaria; e non è neppure ingiustificata la diffidenza
verso chi ha creato la mostruosità delle ultime tornate elettorali nazionali e regionali. Ma non possiamo neppure
sottacere il rischio, o per lo meno il dubbio, che qualcuno dei "sei della società civile" abbia come bersaglio
grosso il "settimo savio", cioè, fuor di metafora, quel tanto o poco di reale alternatività al sistema
che Tsipras, Syriza e la Sinistra europea rappresentano; una alternatività che sicuramente non è offerta dal
rumoroso ed indifferenziato sensazionalismo grillino.
giovedì 30 gennaio 2014
Immigrazione a Brescia - La volgarità della Lega e la latitanza del Prefetto
Pubblichiamo la "lettera al direttore" inviata alla stampa il sabato 25 gennaio 2013 e ripresa da "Qui Brescia", giornale online:
Egregio Direttore,
Come segreteria del
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra europea della
federazione di Brescia vorremmo esprimere il nostro parere sugli
ultimi eventi riguardanti la situazione degli immigrati a Brescia.
Da Bossi a Maroni a
Salvini la china della Lega, sempre più impegolata in “incidenti”
giudiziari, vuoi per l'uso dei fondi pubblici, vuoi per le truffe
elettorali, si sta qualificando (ma sarebbe meglio dire
“squalificando”) per l'accentuazione dei toni decisamente
razzisti e per un sempre più esplicito accostamento alle tematiche
dell'estrema destra sia a livello locale che nazionale, ed ora anche
europeo. Difatti Salvini, confermando un orientamento volgarmente
razzista, che lo aveva portato a formulare la proposta di “posti
riservati” ai bianchi sui mezzi di trasporto di Milano nel non
lontanissimo 2009, spinge sempre di più l'acceleratore in questa
direzione.
Anche nel caso della
pallida inversione di tendenza rappresentata dalla recente decisione
del Senato di cancellare il reato di clandestinità, la Lega si è
scatenata in aula con manifestazioni che puntano, come sempre, a
lucrare consenso dalla contrapposizione tra il peggioramento delle
condizioni di vita di fasce di popolazione locale e la tutela di
diritti umani minimi per gli immigrati. Ed a proposito della
votazione del Senato, è bene ricordare – senza sottovalutarne il
significato simbolico – che essa è solo il primo passo per la
cancellazione formale del reato penale di clandestinità, visto che
essa dovrà essere confermata dalla Camera, e successivamente resa
operativa da un apposito decreto delegato del governo.
Brescia, pur non
brillando più da qualche tempo per exploits paragonabili a quelli
dei Manenti, dei Lancini, dei Mazzatorta e via delirando, non manca
di continuare a distinguersi. Per la verità bisogna anche dire che
la recente spedizione punitiva del manipolo leghista contro il
ministro Kyenge al San Barnaba a Brescia si è risolta in una vera e
propria rotta, con Rolfi il piccolo a guidare l'ingloriosa ritirata
dei suoi. Ma questo non impedisce alla Lega, anche a livello
nazionale, di imbastire una vera e propria caccia all'uomo – in
questo caso alla donna -, condita con i toni più beceri, contro
l'incolpevole Kyenge, alla quale semmai si potrebbero muovere degli
appunti per la “morbidezza”, che a volte sfiora
l'indeterminatezza, delle sue prese di posizione.
La realtà a Brescia,
purtroppo, non mostra segnali di nessuna inversione di tendenza,
nonostante il cambio di amministrazione, e nonostante la visita della
ministra dell'immigrazione; visita che non è riuscita a dissipare le
ombre della precedente clamorosa rinuncia dello scorso settembre.
A Brescia i problemi per
gli immigrati sono acuiti dal ristagno che da tempo affligge il
funzionamento degli uffici, anche per lo svolgimento delle pratiche
più elementari e quotidiane, con l'accumularsi di criticità
irrisolte.
Partiamo dalla evidenza
più clamorosa che riguarda il peccato di omissione della nuova
giunta, che avrebbe dovuto segnare nettamente il cambio dagli
affamatori di bambini, come Rolfi che negava il bonus-bebé ai figli
di immigrati, alla nuova politica dell'immigrazione propagandata da
Del Bono in campagna elettorale: la riapertura dello sportello
migranti è rimasta un pio desiderio.
Uguale il discorso, per
rimanere nell'ambito delle competenze amministrative comunali, per
quanto riguarda lo snellimento e l'efficienza dell'iter burocratico
per l'ottenimento della residenza: l'espletamento delle pratiche
rimane assolutamente problematico, o forse lo è diventato ancora di
più, sia per quanto riguarda i tempi che per quanto riguarda i
costi. Incapacità, o, al fondo, sintomo di una scelta, o di un
atteggiamento politico sostanzialmente invariato rispetto ai tempi
del Paroli-Rolfi?
Se poi passiamo agli
uffici statali, la situazione rimane disastrosa. Brescia continua a
rimanere fanalino di coda per i ritardi nel rilascio dei permessi di
soggiorno e per il malfunzionamento degli uffici. In particolare,
l'ufficio migranti della Prefettura, anche volendo mettere tra
parentesi lo scandalo che lo riguarda, e che vede molti dei suoi
funzionari indagati dalla magistratura, continua a primeggiare per
una incontestata unicità nel panorama italiano sia per la lunghezza
dei tempi, che per la mancanza di una preparazione specifica del
personale, per lo più precario, che per il peso del ritardo
“storico” nell'evadere le pratiche che sarebbero normali compiti
di ufficio.
Su questo ribadiamo il
nostro giudizio totalmente negativo sul ruolo del Prefetto Livia
Narcisa Brassesco Pace, che in questo campo ha mostrato una inerzia
tale che ci induce a chiederne ancora una volta le dimissioni.
E, dulcis in fundo”,
anche le pratiche avviate dai cittadini di origine straniera per
ottenere la cittadinanza incontrano incomprensibili ostacoli,
ritardi, ostruzionismi che vanno immediatamente rimossi. Su questi
torniamo a sollecitare l'amministrazione comunale ad una azione che
finora è mancata in modo lampante.
Ringraziamo per
l'attenzione.
Fiorenzo Bertocchi,
Manuela Bertoglio, Eleonora Turati, Mauro Turati, Attilio Zinelli
martedì 28 gennaio 2014
A noi non ci dicono mai niente di quello che conta
Ci stanno privando di ogni potere di intervento. Il Italia il sindacato firma un accordo suicida con i padroni e Berlusconi con berluschino preparano il broglio elettorale sistemico, in Europa impazza la Commissione Europea, che non risponde neppure formalmente, cioè neppure secondo le pure apparenze, al voto dei popoli europei (ad esempio, Prodi e Barroso ne sono stati nominati presidenti dopo solenni trombature in patria). Ora sembra stia per arrivare in dirittura di arrivo il TTIP, sigla misteriosa che ha cominciato a fare le prime capatine in televisione. E come al solito noi non ne sappiamo nulla. Per questo postiamo questo breve brano di Mario Pianta tratto dal Manifesto, che per lo meno segnala il problema.
Il patto atlantico dei capitali
Un comune decide che le mense scolastiche acquistino prodotti
locali a chilometri zero. Un paese — l’Italia — vota in un
referendum che l’acqua deve essere pubblica. Un continente —
l’Europa — pone restrizioni all’uso di Organismi geneticamente
modificati (Ogm) in agricoltura. Tra poco tutto questo potrebbe
diventare illegittimo. Il Trattato transatlantico per il
commercio e gli investimenti (Ttip, Transatlantic trade and
investment partnership), oggetto di discussioni segrete tra Usa
e Commissione europea, prevede che le commesse pubbliche non
possano privilegiare produttori locali, che gli investimenti
delle multinazionali siano consentiti e tutelati anche nei
servizi pubblici (acqua, sanità, etc.), che la regolamentazione
non possa limitare i commerci, anche quando ci sono rischi per
l’ambiente o la salute. E se un governo tiene duro, sono pronti
i meccanismi di arbitrato che possono costringere gli stati
a pagare alle multinazionali l’equivalente dei mancati
superprofitti.
Si tratterebbe di un colpo di stato. L’annullamento della politica
di fronte all’assoluta libertà dei capitali, non di commerciare –
quella c’è già – ma di entrare in ogni attività, ogni ambito della
vita, con la garanzia di fare profitti. L’annullamento della
democrazia intesa come possibilità di una comunità di decidere
i propri valori, le regole condivise, le politiche da realizzare.
L’annullamento dei diritti dei cittadini e delle responsabilità
collettive – come quella verso l’ambiente – che si frappongano alla
trasformazione in merce del mondo intero.
Il commercio è uno dei temi su cui i paesi membri della Ue hanno
già trasferito completamente la sovranità a Bruxelles: è la
Commissione a negoziare gli accordi all’Organizzazione mondiale per
il commercio (Omc) o i trattati bilaterali come il Ttip. Ma senza
poteri significativi del Parlamento europeo e con il potere delle
lobby delle multinazionali che detta le politiche europee, la Ue
ha praticato in questi anni la versione più estrema
e irresponsabile del liberismo. Come nel caso dell’Unione
monetaria, il passaggio di poteri sul commercio è un pessimo
esempio di come l’integrazione europa porti a politiche che
favoriscono solo i capitali e danneggiano le persone, il lavoro,
l’ambiente — dentro e fuori l’Europa, come mostrano gli effetti
negativi dei trattati di libero scambio sui paesi in via di sviluppo.
Il Ttip è un “Trattato intrattabile” che va fermato al più
presto. Siamo ancora in tempo, un progetto analogo – l’Ami — era già
stato sconfitto nel 1998. Ma servirebbe una discussione attenta che
ancora non c’è. Servirebbe una protesta di massa contro
quest’ultimo, estremo sussulto di quel liberismo che ci ha portato
a sei anni di depressione economica. Servirebbero sindacati che
non si pieghino a nuove distruzioni di posti di lavoro, consumatori
che boicottino le mutinazionali più aggressive, partiti che si
ricordino, per una volta, di difendere la democrazia. Discutere di
elezioni europee – da oggi al prossimo maggio — significa
discutere soprattutto di questo.
giovedì 23 gennaio 2014
Gli organismi dirigenti nazionali - Comitato politico Nazionale 11-12 gennaio 2013
Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista del 11 – 12 gennaio 2014 ha assunto le seguenti decisioni:
Elezione del segretario nazionale: Paolo Ferrero
Hanno ottenuto voti Paolo Ferrero 67, Arianna Ussi 19.
Votanti 147, Astenuti 54, Schede Nulle 0, Schede Bianche 7
Elezioni della segreteria (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero, il tesoriere Marco Gelmini e i due coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni):
Maurizio Acerbo
Fabio Amato
Giovanna Capelli
Roberta Fantozzi
Eleonora Forenza
Nando Mainardi
Rosa Rinaldi
Raffaele Tecce
Votanti: 143. Favorevoli: 70. Contrari: 56. Astenuti:16. Schede Bianche: 1.
Direzione Nazionale (di cui fanno parte di diritto il segretario Paolo Ferrero e i coordinatori nazionali dei Giovani Comunisti Anna Belligero e Simone Oggionni ed a cui è invitato permanente il Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia Gianluca Schiavon):
1 Acerbo Maurizio – Abruzzo - Ferrero
2 Amato Fabio – Umbria - Ferrero
3 Bellotti Claudio – Milano - Falce e martello
4 Bonadonna Salvatore – Roma - Grassi
5 Borrelli Danilo – Roma - Grassi
6 Bottini Antonietta – Pavia - Ferrero
7 Bracci Torsi Bianca – Roma - Ferrero (?)
8 Bregola Irene – Ferrara - Grassi
9 Campese Maria – Puglia - Grassi
10 Cangemi Luca - Sicilia - Grassi
11 Capelli Giovanna - Lombardia - Ferrero
12 Cardazzo Renato - Veneto - Ferrero
13 Cesani Silvana – Lodi - Ferrero
14 Coppa Annarita – Catanzaro - Grassi
15 Cristiano Stefano – Pistoia - Grassi
16 Della Vecchia Luciano – Umbria – Ferrero (?)
17 Fantozzi Roberta – Pisa - Ferrero
18 Fioretti Andrea – Roma – Terza mozione
19 Forenza Eleonora – Puglia - Ferrero
20 Gelmini Marco – Piacenza - Ferrero
21 Granchelli Patrizia – Milano – Terza mozione
22 Grassi Claudio – Reggio Emilia - Grassi
23 Greco Dino – Brescia - Ferrero
24 Grondona Stefano – Bologna – Terza mozione
25 Locatelli Ezio – Bergamo - Ferrero
26 Luzzaro Lidia – Calabria – Falce e martello
27 Mainardi Nando – Emilia-Romagna - Ferrro
28 Marino Loredana – Salerno – Ferrero
29 Marotta Antonio – Sicilia - Ferrero
30 Miniati Adriana – Toscana - Ferrero
31 Petrini Armando – Piemonte – Grassi
32 Piobbichi Francesco – Umbria – Ferrero
33 Rancati Claudia – Vicenza – Terza mozione
34 Renda Jacopo – Napoli – Falce e martello
35 Rinaldi Rosa – Piemonte - Ferrero
36 Santilli Linda – Roma - Grassi
37 Sgherri Monica – Toscana - Ferrero
38 Targetti Sandro – Toscana - Terza mozione
39 Tecce Raffaele – Napoli - Ferrero
40 Ussi Arianna – Campania - Terza mozione
Votanti per la Direzione Nazionale: 143. Favorevoli: 121. Contrari: 12. Astenuti: 9. Schede Bianche: 1.
Elezioni del Tesoriere nazionale: Marco Gelmini
Votanti: 143. Favorevoli: 72. Contrari: 30. Astenuti: 40. Schede Bianche: 1
Come è evidente dai risultati, il documento 1, che aveva raccolto il 76 % dei voti degli iscritti, si è diviso, come era chiaro dagli emendamenti presentati, tra i seguaci di Ferrero, maggioritari, e quelli di Grassi, i primi con il una percentuale leggermente superiore al 50 per cento, e secondi intorno al 25 per cento. La divisione è risultata insanabile, tra chi propone la costruzione di un polo di reale alternativa al PD (Ferrero), e chi continua ad inseguire Vendola, PDCI, e fantomatici, per quanto possono vedere i comuni mortali, dissidenti del PD. D'altra parte Ferrero non ha accettato le richieste della terza mozione, in merito, ad esempio, al rifiuto di allearsi col centro-sinistra nelle imminenti elezioni in Sardegna. Il risultato è stata l'elezione di un segretario e di una segreteria di minoranza, cosa prevista dallo Statuto di Rifondazione Comunista, anche se di certo non è una soluzione auspicabile. Solo il tesoriere nazionale, Marco Gelmini, ha superato a stento il 50% dei votanti. Una soluzione risicata, resa possibile, tra l'altro, solo dal comportamento dei rappresentanti del terzo documento, che, pur non entrando negli esecutivi del partito, hanno reso di fatto possibile per lo meno la loro elezione. Infatti, sia per l'elezione del segretario, sia in quella della segreteria, se i rappresentanti del terzo documento avessero dato voto contrario, le proposte sarebbero state bocciate.
Ci sembra corretto che i compagni ed i simpatizzanti conoscano queste dinamiche reali.
mercoledì 15 gennaio 2014
E adesso rilanciare Rifondazione - Intervista di Paolo Ferrero
I punti fondamentali sono due. In primo luogo il pieno dispiegamento del Piano per il Lavoro, cioè della proposta concreta che facciamo per uscire qui ed ora dalle politiche di austerità e che potrebbe dar vita a milioni di posti di lavoro. L’idea di fondo è molto semplice: solo la redistribuzione del reddito, del lavoro e un intervento pubblico nei settori di pubblica utilità può ridurre drasticamente la disoccupazione. E’ una ricetta opposta a quella avanzata da Renzi che vuole invece proseguire nelle politiche di austerità e cioè nell’aggravamento della crisi che oramai è diventata deflazione. Il Piano del Lavoro non è solo un progetto ma è una proposta di lotta su cui costruire relazioni sociali e conflitto, territorio per territorio, settore per settore. Costruire un movimento per il lavoro a partire da un intervento pubblico è il nostro obiettivo, per ricominciare a parlare al paese a partire dai problemi del paese.
E il secondo?
Il secondo è la proposta di realizzare una lista unitaria di
sinistra per le elezioni europee. Una lista che abbia Alexis Tsipras
candidato a Presidente, che si riconosca nel Partito della Sinistra
europea e nel GUE, che aggreghi tutte le forze che in Italia vogliono
rovesciare le politiche neoliberiste. La situazione è fluida e per
questo positiva: abbiamo l’appello di Camilleri e Spinelli, abbiamo
varie realtà che si sono pronunciate per Tsipras, anche in SEL vi è un
dibattito attorno a questo nodo. La nostra proposta è di costruire una
lista unitaria che sia un vero e proprio spazio pubblico della sinistra
antiliberista, da costruirsi in modo democratico, partecipato e
paritario. Non proponiamo di fare la lista di Rifondazione Comunista
allargata – perché sappiamo che non riuscirebbe ad unire tutte le forze e
persone che effettivamente sono d’accordo sui nostri stessi contenuti
sull’Europa – ma non accettiamo esclusioni o discriminazioni: in un
quadro di chiarezza di contenuti, di rinnovamento dei volti e di
radicale democratizzazione dei percorsi di costruzione della lista, noi
lavoriamo affinché questa sia la lista di tutti coloro che vogliono
rovesciare le politiche europee da sinistra. Proprio oggi pomeriggio
abbiamo un incontro con i compagni di Syriza qui a Roma e da qui
vogliamo partire per un percorso unitario che deve coinvolgere il
partito a tutti i livelli e che, lo ribadisco, vedrà un referendum al
nostro interno per verificare se la scelta che stiamo perseguendo è
condivisa dai compagni e dalle compagne.
Il progetto politico è chiaro ma il CPN restituisce
l’immagine di un partito ancora diviso. Come mai in questo mese non si è
riusciti a ricomporre la frattura?
Chiudendo il Congresso che ha visto una larga maggioranza sul
documento 1, invece di proporre semplicemente la votazione sulla mia
riconferma, abbiamo proposto di fare una consultazione tra tutti i
membri del CPN e la gestione unitaria del partito. Ritengo infatti che
la linea politica sia quella decisa dai compagni e dalle compagne nei
congressi, ma che tutto il gruppo dirigente e tutto il partito deve
contribuire alla gestione del partito su quella linea politica. Era una
occasione per superare in avanti le divisioni congressuali, costruendo
un quadro di rinnovamento che non lasciasse sul campo vinti e vincitori.
Purtroppo i dirigenti cosiddetti “emendatari” hanno scelto, come i
dirigenti della mozione 2, di non partecipare alle consultazioni e hanno
fatto una presa di posizione collettiva che ribadiva i termini del
dibattito congressuale. Considero questo un grave errore perché non si è
colta l’occasione di fare un passo in avanti tutti insieme, prendendo
atto che il Congresso era stato fatto ma che era anche finito e che non
poteva continuare all’infinito. In questa condizione, la consultazione
ha dato un responso chiarissimo, con una larga maggioranza di compagne e
compagni che hanno indicato il mio nome come segretario e
parallelamente posto una grande domanda di rinnovamento. Questo abbiamo
fatto nel Cpn, dove la proposta di segreteria che ho avanzato e che è
stata approvata, vede un significativo rinnovamento, ben 6 su 10 dei
suoi membri non ne facevano parte. Per la prima volta da quando sono
segretario la segreteria ha una età media più bassa della mia….
Essere un segretario “di minoranza” cosa comporta?
Una cosa semplice e complicata nello stesso momento: assumere le
decisioni congressuali che, ripeto, sono state approvate a larga
maggioranza, come la strada maestra su cui muoversi e sulla base di quel
progetto politico rimettere in moto il partito, lavorando per costruire
ad ogni livello la gestione unitaria. Non considero questa situazione
una situazione definitiva: la considero una necessaria fase di passaggio
per rimettere in moto il partito sulla base del l’indirizzo politico
deciso nel Congresso. Non potevamo allungare il brodo ulteriormente, far
passare altri mesi. Non intendo infilarmi in trattative sui posti,
mediazioni infinite e patti di gestione. Questo l’ho fatto
consapevolmente negli anni scorsi per cercare il massimo di unità del
gruppo dirigente. Purtroppo questa unità è deflagrata vergognosamente il
minuto dopo il fallimento di Rivoluzione Civile a febbraio, nonostante
tutte le decisioni fossero state prese in modo collegiale e unitario.
L’unica strada per rilanciare Rifondazione non può essere la danza
immobile della trattativa tra le correnti ma il tentativo di ridare
fiato e senso alla nostra impresa politica. Io penso che le differenze
politiche che abbiamo tra di noi, perlomeno quelle dichiarate, siano
inferiori a quel che appare e che quindi sia possibile rilanciare il
partito e su questo rilancio costruire le condizioni per arrivare ad una
effettiva gestione unitaria del partito.
Vi è chi dice che tu avresti fatto uno scambio con la
Mozione 3 per ottenere il voto di astensione sulla segreteria,
snaturando così l’esito del Congresso.
Ho letto questo rilievo e mi pare che chi lo avanza continua a non
voler capire cosa è successo. Le differenze politiche con la mozione 3
sono palesi e non si sono ridotte. Ad esempio gli unici due atti
politici fatti dal Congresso ad oggi e cioè la scelta di fare l’accordo
con il centro sinistra in Sardegna e l’approvazione dell’Ordine del
giorno sul congresso della Cgil nel Cpn, hanno visto il pieno dissenso
dei dirigenti della mozione 3 e il consenso dei dirigenti di Essere
Comunisti. Io stesso ho ribadito in modo molte netto di essere
vincolato alla realizzazione di quanto deciso nel Congresso e cioè
all’attuazione di quanto previsto dal documento 1 approvato, ripeto, a
larga maggioranza. A me pare che i dirigenti del Documento 3 abbiano
semplicemente preso atto che il Congresso era finito e che era opportuno
che il partito si rimettesse in movimento evitando di avvitarsi in una
spirale autodistruttiva riguardante l’elezione dei gruppi dirigenti.
Questo senza alcuna modifica di giudizio, negativo, che questi compagni e
compagne danno sulla linea politica del partito, tant’è che i dirigenti
della mozione 3 hanno presentato una candidatura alternativa alla mia a
segretario nella persona della compagna Ussi. In questa vicenda non si è
misurato chi era più vicino o più distante politicamente ma chi ha
deciso di garantire immediatamente un rilancio dell’iniziativa politica
del partito e chi invece ha proseguito una battaglia politica come se il
congresso non fosse terminato. Per quanto mi riguarda io continuerò a
perseguire la gestione unitaria del partito a tutti i livelli e penso
che chi vuole esercitare il suo ruolo di direzione, nel pieno rispetto
delle differenze, deve farlo. Abbiamo bisogno di tutte le forze e di
tutte le intelligenze e nel concreto del lavoro politico confido di
poter superare questa situazione.
Però la mozione 1 si è divisa.
Si è divisa esattamente come era stata divisa nel Congresso e
infatti avevo proposto la consultazione come terreno per costruire una
ricomposizione che non è avvenuta. Il motivo mi pare il seguente: a
nessuno sfugge che dentro la Mozione 1, il tema del rinnovamento veniva
declinato in modo molto diverso, tant’è che vi erano due emendamenti al
testo del documento che parlavano di rinnovamento. Da un lato chi voleva
cambiare il segretario, definito settario, e modificare per questa via
anche la linea politica. Dall’altra chi voleva il rinnovamento per
rendere più efficace l’attuazione della linea politica di cui il
segretario era stato interprete ed esecutore. Nel Congresso ha prevalso
questa seconda ipotesi: l’emendamento Mainardi è stato approvato e
quello Albertini bocciato. Questo è cosa hanno deciso le migliaia di
iscritti e iscritte che hanno partecipato al Congresso: occorreva
prenderne atto, perché a un certo punto finisce il Congresso e si tratta
di gestire il partito. Questo purtroppo non è avvenuto, a mio parere
perché l’aver fatto della rottamazione del segretario il punto
fondamentale della battaglia congressuale, ha reso tutto più difficile,
dalla discussione sul rinnovamento a quello sui gruppi dirigenti. Così,
dopo la consultazione andata in quel modo e vista l’indisponibilità di
Essere Comunisti di far parte della segreteria, la proposta avanzata nel
Cpn è stata conseguente, sia sul segretario che sulla segreteria.
Preoccupato?
Solo un imbecille non lo sarebbe. Ma sono anche fiducioso sulla
possibilità di poter rilanciare l’azione politica del partito in modo
largamente unitario. Sulle elezioni europee vedo un terreno
significativo di convergenza e azione unitaria: la possibilità di fare
una lista legata alla sinistra europea, chiaramente alternativa a
socialisti e popolari è un obiettivo largamente condiviso nel partito.
In più è evidente che il progetto politico di SEL di fiancheggiamento
del centro sinistra è sempre più in crisi per cui sulle europee vi è
addirittura la possibilità di mettere in discussione l’attuale
configurazione della sinistra italiana. Mi pare che su questo ci sia un
grande terreno di lavoro politico unitario, di ricomposizione politica.
Così come il rilancio del lavoro sociale del partito attorno al Piano
del Lavoro può rispondere positivamente alla critica di politicismo che
nel Congresso è emersa con forza. Possiamo ridislocare il Partito nel
lavoro sociale con una proposta forte e su questo riguadagnare un ruolo
che oggi svolgiamo solo molto parzialmente.
Ci saranno cambiamenti organizzativi?
Si tratta di fare un radicale bagno di democrazia nel modo di
funzionare del partito. Questa è la critica maggiore che è emersa nel
Congresso da parte dei compagni e delle compagne. Su questo intendo
cambiare registro radicalmente: dal pieno coinvolgimento del partito
nelle decisioni a partire dal referendum sulle europee all’accorciare la
distanza tra centro e periferia, qui abbiamo da cambiare molto: la
logica pattizia di gestione del partito si può superare solo con un
forte coinvolgimento democratico di tutto il corpo militante del partito
all’interno di una gestione unitaria dello stesso. E’ quello che
vogliamo fare.
[Romina Velchi]
da:
giovedì 9 gennaio 2014
Elezioni europee - Il documento programmatico della Sinistra Europea
![]() |
| Il logo della Sinistra Europea |
Si stanno scaldando i motori per le prossime elezioni europee.
Oramai è sempre più diffusa la consapevolezza che la la costruzione europea è una delle componenti della crisi sempre più pesante e che si avvicina a livelli di allarme sociale generale, e che proprio il modo con cui essa è stata realizzata è una delle prime cause della recrudescenza della crisi stessa.
Il partito della Sinistra europea, del quale Rifondazione Comunista fa parte, ha tenuto il suo IV Congresso a Madrid dal 13 al 15 dicembre del 2013.Oramai è sempre più diffusa la consapevolezza che la la costruzione europea è una delle componenti della crisi sempre più pesante e che si avvicina a livelli di allarme sociale generale, e che proprio il modo con cui essa è stata realizzata è una delle prime cause della recrudescenza della crisi stessa.
http://www2.rifondazione.it/primapagina/wp-content/uploads/2014/01/final-political-doc-European-Left-IT.pdf
![]() |
| Il logo di Syriza |
interesse anche al di fuori delle cerchie ristrette di partito, fino al
punto che qualche balordo propone uno scenario già visto, che ha portato
alla catastrofe attuale della sinistra italiana: visti gli errori dei
partiti, facciamo a meno dei partiti; senza accorgersi, i tapini, che
automaticamente così non fanno altro che costituire un nuovo partito.
In
attesa di costruire gli sviluppi di questa proposta a livello italiano,
ci permettiamo di ricordare il ruolo che Syriza sta svolgendo in
Grecia, e forse non sarà inutile svolgere in chiaro il significa del
nome, che deriva dalle parti iniziali di tre parole che in greco
significano Coalizione (Sy...) Radicale (Riz...) di Sinistra (A....).
Prcbrescia
martedì 17 dicembre 2013
Lex mercatoria al cubo
Si sa che USA ed Europa stanno cercando di completare il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), cioè il trattato di "Cooperazione transatlantica per il commercio e gli investimenti", che tutti i commentatori a noi in qualche modo vicini giudicano uno strumento micidiale per dare i colpi definitivi a quel che rimane di capacità statuale nel "mondo occidentale", capacità statuale che, ovviamente, può essere usata in modo cattivo, o addirittura pessimo; ma senza la quale non si vede come si possano introdurre politiche in controtendenza ed opposte a quelle dilaganti in questi anni in Italia ed in Europa.
Riportiamo qui la lettera che 100 ONG hanno inviato ai responsabili di questo scempio per tentare di bloccare l'introduzione nel trattato di una clausola che consentirebbe alle multinazionali di mettere K.O. gli stati ancora prima di giocare qualsiasi partita, e che impedirebbe agli stati di introdurre qualsiasi legge che esse giudicano intralcio ai loro affari.
Ovviamente si tratta di un documento che proviene da parte di organizzazioni che in linea generale, si presume, non si sognino neppure di mettere in discussione il "modo di produzione capitalistico", che quindi lasciano intonsa la radice del problema (vedi su questo punto il passo del documento delle ONG che recita testualmente "I sistemi legali europei e statunitensi sono in grado di gestire le dispute sugli investimenti: gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno sistemi giudiziari e di protezione dei diritti di proprietà molto solidi"). Ciò non toglie che sia utile conoscere quello che le multinazionali, e gli attuali governi inginocchiati davanti ad esse, ci stanno preparando.
"Ambassador Michael Froman
United States Trade Representative
Executive Office of the President
600 17th Street NW
Washington, DC 20508
Commissioner Karel de Gucht
Commissioner for Trade
European Commission
BE - 1049 Brussels
16 dicembre 2013
Egregi Ambasciatore Michael Froman e Commissario Karel De Gucht,
Le sottoscritte organizzazioni scrivono per esprimere la propria opposizione all’inclusione della clausola ISDS (Investorstate Dispute Settlement – Risoluzione delle dispute investitore-Stato) nel Trattato atlantico sul libero scambio (TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership).
La clausola ISDS garantisce alle corporation straniere il diritto di presentarsi davanti a un tribunale internazionale privato e citare direttamente le politiche e le azioni dei governi che, a detta loro, riducono il valore dei loro investimenti. Anche in caso una nuova politica venga applicata in modo paritario agli investitori domestici e stranieri, la ISDS permette alle società straniere di chiedere un risarcimento per l’assenza di un “ambiente normativo prevedibile”.
Negli anni recenti è decisamente aumentato l’uso della ISDS per opporsi a una vasta gamma di politiche adottate dai governi. La sua inclusione negli accordi di libero scambio e nei trattati bilaterali di investimento ha permesso alle aziende di portare avanti oltre 500 azioni legali contro 95 governi. Molte di queste attaccano direttamente l’interesse pubblico e le politiche ambientali. Vi chiediamo con forza di escludere la clausola ISDS dal Trattato atlantico sul libero scambio per le seguenti ragioni:
La ISDS obbliga i governi a usare il denaro dei contribuenti per risarcire le aziende per le azioni che gli stessi governi hanno intrapreso per la salute, l’ambiente, il lavoro e altri temi di interesse pubblico: è stata usata infatti per attaccare politiche legate a energie pulite, attività mineraria, uso del territorio, salute, lavoro e altro. Di fatto, sugli oltre 14 miliardi di dollari in gioco nelle 16 cause ora pendenti soltanto sotto gli accordi di libero scambio statunitensi, tutti sono relativi a politiche legate ad ambiente, energia, regolamentazione finanziaria, salute pubblica, uso del territorio e trasporti – e non alle tradizionali questioni commerciali.
Le corporation sempre più spesso stanno sfruttando la ISDS per attaccare politiche di equità. Per esempio, tramite questo meccanismo gli investitori europei hanno attaccato l’aumento del salario minimo in Egitto e un’azienda americana ha impugnato la decisione del governo peruviano di regolamentare i rifiuti tossici e chiudere una fonderia inquinante e pericolosa. In uno dei casi più celebri, il colosso del tabacco Philip Morris ha lanciato azioni legali investitore - Stato contro le leggi anti-fumo in Uruguay e Australia, dopo aver fallito nel tentativo di combatterle nei tribunali nazionali. A maggior ragione per via del numero significativo di compagnie registrate tanto negli Stati Uniti quanto nell’Unione europea, la quantità di attacchi basati sulla ISDS alle politiche per l’interesse pubblico sarà destinata ad aumentare nettamente se la ISDS stessa sarà inclusa nel Trattato atlantico sul libero scambio. I governi devono avere la flessibilità necessaria per mettere in pratica politiche nate per l’interesse pubblico senza dover temere le rivalse legali delle aziende.
La clausola ISDS mina il processo decisionale democratico: concede infatti alle aziende straniere il diritto di opporsi direttamente alle politiche e alle azioni dei governi di fronte a tribunali privati, bypassando le corti nazionali e creando così un nuovo sistema legale disponibile esclusivamente a multinazionali e investitori stranieri. La clausola ISDS offre alle corporation anche una sede attraverso la quale opporsi alle decisioni delle corti nazionali, minando ancora di più l’attività decisionale degli Stati. In breve, la clausola ISDS è una strada a senso unico attraverso la quale le corporation possono sfidare le politiche dei governi ma, dall’altro lato, né ai governi né ai singoli sono garantiti diritti paragonabili per far sì che le aziende debbano rispondere delle loro azioni.
I sistemi legali europei e statunitensi sono in grado di gestire le dispute sugli investimenti: gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno sistemi giudiziari e di protezione dei diritti di proprietà molto solidi. Includere la clausola ISDS nel Trattato europeo di libero scambio non farebbe altro che offrire alle aziende un nuovo mezzo per attaccare le politiche nazionali approvate dalle corti locali. All’interno del Trattato europeo di libero scambio, un sistema di risoluzione delle controversie tra Stato e Stato è più che sufficiente per gestire le dispute sugli investimenti.
Questo e altri motivi di preoccupazione sottolineano il motivo per cui le nostre organizzazioni si oppongono a includere le controversie investitore-Stato nel Trattato europeo di libero scambio.
Vi chiediamo quindi di escluderle dall’accordo."
Per una informazione più completa vedi qui.
United States Trade Representative
Executive Office of the President
600 17th Street NW
Washington, DC 20508
Commissioner Karel de Gucht
Commissioner for Trade
European Commission
BE - 1049 Brussels
16 dicembre 2013
Egregi Ambasciatore Michael Froman e Commissario Karel De Gucht,
Le sottoscritte organizzazioni scrivono per esprimere la propria opposizione all’inclusione della clausola ISDS (Investorstate Dispute Settlement – Risoluzione delle dispute investitore-Stato) nel Trattato atlantico sul libero scambio (TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership).
La clausola ISDS garantisce alle corporation straniere il diritto di presentarsi davanti a un tribunale internazionale privato e citare direttamente le politiche e le azioni dei governi che, a detta loro, riducono il valore dei loro investimenti. Anche in caso una nuova politica venga applicata in modo paritario agli investitori domestici e stranieri, la ISDS permette alle società straniere di chiedere un risarcimento per l’assenza di un “ambiente normativo prevedibile”.
Negli anni recenti è decisamente aumentato l’uso della ISDS per opporsi a una vasta gamma di politiche adottate dai governi. La sua inclusione negli accordi di libero scambio e nei trattati bilaterali di investimento ha permesso alle aziende di portare avanti oltre 500 azioni legali contro 95 governi. Molte di queste attaccano direttamente l’interesse pubblico e le politiche ambientali. Vi chiediamo con forza di escludere la clausola ISDS dal Trattato atlantico sul libero scambio per le seguenti ragioni:
La ISDS obbliga i governi a usare il denaro dei contribuenti per risarcire le aziende per le azioni che gli stessi governi hanno intrapreso per la salute, l’ambiente, il lavoro e altri temi di interesse pubblico: è stata usata infatti per attaccare politiche legate a energie pulite, attività mineraria, uso del territorio, salute, lavoro e altro. Di fatto, sugli oltre 14 miliardi di dollari in gioco nelle 16 cause ora pendenti soltanto sotto gli accordi di libero scambio statunitensi, tutti sono relativi a politiche legate ad ambiente, energia, regolamentazione finanziaria, salute pubblica, uso del territorio e trasporti – e non alle tradizionali questioni commerciali.
Le corporation sempre più spesso stanno sfruttando la ISDS per attaccare politiche di equità. Per esempio, tramite questo meccanismo gli investitori europei hanno attaccato l’aumento del salario minimo in Egitto e un’azienda americana ha impugnato la decisione del governo peruviano di regolamentare i rifiuti tossici e chiudere una fonderia inquinante e pericolosa. In uno dei casi più celebri, il colosso del tabacco Philip Morris ha lanciato azioni legali investitore - Stato contro le leggi anti-fumo in Uruguay e Australia, dopo aver fallito nel tentativo di combatterle nei tribunali nazionali. A maggior ragione per via del numero significativo di compagnie registrate tanto negli Stati Uniti quanto nell’Unione europea, la quantità di attacchi basati sulla ISDS alle politiche per l’interesse pubblico sarà destinata ad aumentare nettamente se la ISDS stessa sarà inclusa nel Trattato atlantico sul libero scambio. I governi devono avere la flessibilità necessaria per mettere in pratica politiche nate per l’interesse pubblico senza dover temere le rivalse legali delle aziende.
La clausola ISDS mina il processo decisionale democratico: concede infatti alle aziende straniere il diritto di opporsi direttamente alle politiche e alle azioni dei governi di fronte a tribunali privati, bypassando le corti nazionali e creando così un nuovo sistema legale disponibile esclusivamente a multinazionali e investitori stranieri. La clausola ISDS offre alle corporation anche una sede attraverso la quale opporsi alle decisioni delle corti nazionali, minando ancora di più l’attività decisionale degli Stati. In breve, la clausola ISDS è una strada a senso unico attraverso la quale le corporation possono sfidare le politiche dei governi ma, dall’altro lato, né ai governi né ai singoli sono garantiti diritti paragonabili per far sì che le aziende debbano rispondere delle loro azioni.
I sistemi legali europei e statunitensi sono in grado di gestire le dispute sugli investimenti: gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno sistemi giudiziari e di protezione dei diritti di proprietà molto solidi. Includere la clausola ISDS nel Trattato europeo di libero scambio non farebbe altro che offrire alle aziende un nuovo mezzo per attaccare le politiche nazionali approvate dalle corti locali. All’interno del Trattato europeo di libero scambio, un sistema di risoluzione delle controversie tra Stato e Stato è più che sufficiente per gestire le dispute sugli investimenti.
Questo e altri motivi di preoccupazione sottolineano il motivo per cui le nostre organizzazioni si oppongono a includere le controversie investitore-Stato nel Trattato europeo di libero scambio.
Vi chiediamo quindi di escluderle dall’accordo."
Per una informazione più completa vedi qui.
Iscriviti a:
Post (Atom)










