È il referendum dell’assurdo quello del 17 aprile sulle trivelle. Il governo ha deciso di boicottare la consultazione sul prolungamento “a vita” delle concessioni petrolifere in scadenza, quelle entro le 12 miglia al largo dei nostri mari, fissando una data a breve scadenza e negando l’accorpamento con il voto alle Amministrative. Significa un esborso di circa 360 milioni di euro per le casse dello Stato, ma la cifra potrebbe addirittura raddoppiare: la Corte Costituzionale, infatti, sta vagliando due conflitti di attribuzione (sulle trivelle a terra e sul coinvolgimento degli enti locali) che potrebbero diventare altrettanti quesiti, e quindi rendere necessario un nuovo appuntamento referendario sullo stesso tema. Da qui l’appello – caduto nel vuoto – al Presidente Mattarella a non controfirmare l’indizione delle consultazioni, anche per evitare un contrasto con il pronunciamento della Consulta, atteso per il 9 marzo.Su questo tema il governo è nel pallone. Con lo Sblocca Italia ha dichiarato “strategiche” le trivellazioni, esautorando di fatto Regioni ed enti locali da ogni decisione. Lo scorso dicembre poi, complice la pendenza di sei quesiti referendari (dei quali finora è sopravvissuto soltanto quello sulle concessioni già in essere), ha introdotto con la legge di Stabilità il divieto di ricerca di idrocarburi entro le 12 migliadalla costa (poi il Mise ha rigettato 26 progetti) e garantito maggiore partecipazione agli enti locali. Anche l’allarme sulle trivelle al largo delle Isole Tremiti è rientrato: la Petroceltic, titolare della concessione, ha annunciato che non la utilizzerà. Dopo la notizia che anche la piattaforma abruzzese di Ombrina Mare non si farà,restano in piedi i progetti in Sicilia, quelli oltre le 12 miglia e i tre grandi giacimenti dove già si estrae petrolio: il Guendalina di Eni nell’Adriatico, il Rospo di Edison davanti alle coste abruzzesi e il Vega, anche questo di Edison, nel canale di Sicilia davanti a Ragusa. Questi ultimi, se passa il sì, alla scadenza delle concessioni dovranno cessare le attività.Il timore del governo è che, una volta raggiunto il quorum, la portata del referendum vada ben oltre la lettera del quesito e la vittoria del “sì” consolidi un consenso generalizzato ad arrestare l’italica “corsetta” al petrolio. D’altro canto, la mobilitazione dell’ultimo anno ha visto saldarsi le istanze di comitati locali, associazioni ambientaliste, sindaci e Regioni. E nel frattempo cadono progressivamente anche le ragioni di chi spiegava che «se non lo facciamo noi, il petrolio lo estrarranno i nostri dirimpettai». Il primo ministro croato Tihomir Orešković ha annunciato di recente una moratoria delle perforazioni, mentre i NoTriv pugliesi hanno chiesto al governo montenegrino, e a quello italiano che deve dare il consenso, di bloccare ogni attività di ricerca per gli evidenti rischi ambientali e per il pericolo di intercettare ordigni inesplosi.Ma tornando alle acque di casa nostra, a chi giova restare attaccati al greggio? Al di là (o forse a causa) delle pressioni delle lobby, le previsioni contenute nella Strategia energetica nazionale, datata 2013, enfatizzano il potenziale delle nostre riserve, i giacimenti ancora da sfruttare. «Le risorse potenziali totali ammontano a 700 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ndr) di idrocarburi (peraltro, dato che negli ultimi 10 anni l’attività esplorativa si è ridotta al minimo, è probabile che tali dati di riserve siano definiti largamente per difetto)», recita il documento politico-programmatico. Stando alle previsioni governative, “trivellando tutto il trivellabile” copriremmo l’intero fabbisogno italiano di gas e di petrolio per oltre 5 anni, che diventano 50 mantenendo l’attuale livello di ricorso agli idrocarburi estratti in Italia. Il documento, in realtà, chiarisce che le riserve “certe” ammontano a 126 Mtep, mentre sono soltanto “probabili e possibili” le restanti 574. Per Legambiente «le nostre riserve coprirebbero soltanto 8 settimane di fabbisogno nazionale, un’inezia rispetto ai rischi e ai costi che comporterebbe estrarlo». È un’assurdità, spiegano dal movimento NoTriv, dinanzi a un tracollo del prezzo del petrolio come quello attuale.
venerdì 26 febbraio 2016
Referendum no-triv - Anche l'Italia vuole il "suo" petrolio
Il referendum contro le trivelle nei nostri mari, che sono tutti mari chiusi (in particolare l'Adriatico è in realtà poco più di una grande pozza), con conseguenze devastanti in caso di incidente (ricordate il Golfo del Messico?) sembra in realtà un oggetto misterioso, anche dopo che il governo ha fissato per il 17 aprile la data di effettuazione. Su internet non c'è verso di trovare almeno il testo del quesito al quale dovranno rispondere gli italiani. In mancanza d'altro riportiamo qui un articolo di Left, che sembra abbastanza informato:
Da Reagan a Obama son tutti uguali
Dall'avvio della svolta con la quale il centro dell'impero ha avviato l'aggressione globale al mondo, la politica liberista (Padroni, siete liberi di prendervi tutto!) procede senza soste e senza remore. Ora tocca di nuovo all'Argentina. Questa terra martoriata e potenzialmente ricchissima ha subito prima l'orrore della dittatura della Giunta militare dal 1976 al 1983, con il sostegno esplicito della Chiesa ufficiale; poi il primo tracollo finanziario dovuto alla speculazione della "finanza creativa", che si arricchisce prima creando, appunto moneta fasulla; ma che quando si arriva alla resa dei conti vuol essere pagata con moneta reale.
Ora al governo è andato per l'appunto l'uomo di fiducia di questa finanza globale, che sta imponendo con una "velocità" sconosciuto persino al nostro Presidente del Consiglio, il suo programma di totale continuità, sul piano economico, con quello della Giunta.
Pubblichiamo qui sotto la protesta-appello del "Grupo de Argentinos en Italia por la Memoria, la Verdad y la Justicia":
Argentina:
MACRI
= FAME
Dalla
promessa elettorale di una
“rivoluzione
dell’allegria” a una realtà
di
povertà e pallottole di gomma
Licenziamenti
selvaggi e indiscriminati di cooperative di servizio, assistenti
sociali, operai, ricercatori e giornalisti, per mettere a tacere la
voce dell’opposizione.
Inflazione
incontrollabile, pallottole di gomma per reprimere manifestazioni e
feste di quartiere ferendo anche bambini.
Patto
con i fondi avvoltoio e il FMI per ottenere prestiti che
indebiteranno un’altra volta il popolo argentino con un nuovo swap
del debito.
Privilegi
per il settore agricolo e minerario con una drastica riduzione delle
tasse.
Per
non parlare del tentativo di smantellare e indebolire la Politica di
Diritti Umani, un argomento molto sensibile per il Paese.
Tutti
i settori del Paese sono sotto attacco del revanchismo neoliberista
dell’attuale governo del presidente Macri che in meno di due mesi
ha prodotto, a forza di decreti, un drastico cambiamento strutturale
nel Paese con l’obiettivo dichiarato di smantellare e distruggere
le politiche di inclusione sociale, economica e culturale,
conquistate nel corso degli ultimi 12 anni dopo la grande crisi del
2001.
Come
si presenterà alla prossima udienza del 27 febbraio di fronte al
Papa, un
presidente che in soli due mesi di carica ha portato povertà,
inflazione incontrollata,
instabilità, licenziamenti in massa, censura e leggi speciali per reprimere
le proteste?
Come
si presenterà davanti al Papa un presidente che, tra le altre cose,
ha imprigionato
senza giusta causa Milagro Sala,
direttore e capo dell’organizzazione
di quartiere di Tupac Amaru e rappresentante della sua provincia
nel Parlasur scatenando
la condanna anche di Amnesty International e del
Parlamento Europeo?
Grupo
de Argentinos en Italia por la Memoria, la Verdad y la Justicia
Progetto
Sur onlus
Frente
Murguero Italiano
lunedì 22 febbraio 2016
Perché è partito l'attacco al pubblico impiego
Da
settimane il governo Renzi e i principali mezzi di comunicazione
portano avanti una campagna violenta contro le lavoratrici e i
lavoratori pubblici, accusati in sostanza di essere tutti
nullafacenti, come se ospedali, scuole, enti locali, biblioteche e
il resto del comparto pubblico funzionassero da soli.
Nessuno
come è ovvio difende i comportamenti fraudolenti di chi fa timbrare
il cartellino da altri. Ma quei comportamenti erano già perseguibili
e passibili di licenziamento a normativa vigente, come dimostrano gli
stessi casi di Sanremo e Tolmezzo, senza che ci fosse nessun bisogno
di intervenire con nuove norme.
Il
decreto del governo e la crociata mediatica continuamente alimentata
hanno dunque altri scopi
domenica 21 febbraio 2016
Cioccolatini alla Gran Bretagna, bastonate alla Grecia (e a noi)
![]() |
Link |
L'accordo UE anti Brexit
infamia sociale
che anticipa il TTIP
infamia sociale
che anticipa il TTIP
L'accordo per far passare il sì al
referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nella Unione Europea
mostra tutta la malafede reazionaria e antisociale che è alla base
di questa costruzione europea. L'Unione Europea trova l'unità solo
quando si tratta di togliere diritti sociali a qualcuno, solo quando
si possono stabilire gerarchie di potere e diseguaglianze. Si sta
nella Unione Europea per colpire i diritti dei popoli e per creare
gerarchie di privilegi tra stati e favorire i gruppi più potenti del
capitalismo finanziario. Per tenere unita l'Unione Europe alla Grecia
è stato imposto il memorandum che sta portando le condizioni sociali
di quel popolo indietro di cento anni.
La Gran Bretagna è infinitamente più
potente della Grecia, e quindi per restare nella Unione ha ottenuto
misure di segno opposto, cioè la possibilità per le sue grandi
imprese di godere tutti i vantaggi finanziari della Unione,
ricordiamo che la FCA FIAT ha stabilito lì la sede fiscale per
pagare meno tasse, e nello stesso tempo quello di pagare, per questi
vantaggi, il meno possibile.
L'accordo per evitare la Brexit prevede
misure liberiste a favore delle imprese e del mercato globale di
tutti i tipi, in questo senso diventa il cavallo di Troia per la
sottoscrizione da parte della UE del famigerato TTIP con gli USA,
anticipandone contenuti e principi. Ma soprattutto l'accordo è una
infame intesa per il super sfruttamento del lavoro migrante.
La malafede di Cameron e del
capitalismo britannico, che hanno bisogno dei migranti, ma vogliono
pagarli il meno possibile per ricattare così anche i lavoratori
nativi, è stata formalizzata nell'accordo. I lavoratori regolari
provenienti dai paesi UE per 7 anni avranno meno diritti e garanzie
sociali degli altri. Si torna così al peggio della condizione della
immigrazione europea, che l'Italia ha vissuto da Marcinelle ai
gastarbeiter degli anni 50.
Emerge tutta la truffa della cosiddetta
cittadinanza europea. Essa vale solo per i ricchi e per gli stati più
potenti, gli italiani che andranno a lavorare in Gran Bretagna, e son
già decine di migliaia, saranno cittadini europei di serie B. Ad
essi si aggiungeranno i migranti regolarizzati extracomunitari, che
saranno europei di serie C e sotto di essi tutti gli irregolari che
sono e saranno fuori classifica, esposti al più turpe commercio
delle vite. Intanto ogni paese europeo costruisce i suoi muri contro
i migranti, e i paesi più ricchi scaricano sui più poveri il
compito di costruire lager e fili spinati per fermare i profughi.
Con questo accordo l'Unione Europea
rinuncia a qualsiasi finta utopia democratica e si riconosce come
un'associazione brutale di interessi economici di poteri forti, con
precise aree di influenza e affari. L'Euro rinuncia a diventare
quella moneta europea di cui cianciano i suoi sostenitori, e si
consolida come moneta tedesca allargata. Il solo terreno che unifica
i paesi europei resta quello, come dichiara l'accordo, dello sviluppo
della competitività, cioè di quella concorrenza al ribasso sui
salari e sui diritti sociali che è alla base delle politiche di
austerità di ogni stato.
Cameron, Hollande, Merkel i loro
ridicoli servetti Renzi e Tsipras hanno mostrato che la classe
politica dei governi europei, al di là di distinzioni di facciata, è
fatta tutta della stessa pasta e agisce per rispondere agli stessi
interessi e poteri economici e finanziari
Oramai è chiaro che l'Unione Europea è
solo una gabbia per i diritti dei popoli, una gabbia che si fa sempre
più stringente e oppressiva. Non c'è futuro per la democrazia e i
diritti sociali e del lavoro nella Unione Europea. Solo con la sua
rottura, solo rifiutando i vincoli economici UE, l'Euro e il
braccio armato e guerrafondaio della NATO, solo liberandosi della
gabbia i popoli europei avranno un futuro di progresso.
La Piattaforma sociale Eurostop dopo
l'accordo anti Brexit ha tante ragioni in più per la campagna contro
UE Euro e NATO , che quindi dovrà essere estesa è intensificata.
Anche per smuovere i tanti silenzi e opportunismi politicamente e
oramai anche moralmente inaccettabili nelle forze progressiste
italiane.
Il 12 marzo saremo alle manifestazioni
contro la guerra e la NATO, poi ci impegneremo nella mobilitazione
contro la UE .
In ogni caso Eurostop si augura e
sostiene la vittoria del No al referendum in Gran Bretagna.
PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP
giovedì 18 febbraio 2016
Mercoledì 24 febbraio 2016 - assemblea presso la CASA DELLA SINISTRA - Via Eritrea 20f
Brescia,
febbraio 2016
La
grave situazione internazionale di guerre, conflitti ed esodi che si
è venuta a creare ci sta preparando ad un ennesimo intervento
militare spacciato per umanitario. L’Italia è già un paese in
guerra in spregio al dettato costituzionale. L’Italia viola
costantemente le sue stesse leggi come la N. 185 del 1990 che vieta
l’export di armi a paesi che sono in guerra, così come l’art. 51
della Carta delle Nazioni Unite. Inoltre accettiamo passivamente che
sul nostro territorio vengano stoccate bombe atomiche pronte per
essere utilizzate come strumenti di distruzione di massa.
Ricordiamo
che nella nostra provincia, a Ghedi, abbiamo un arsenale nucleare
spaventoso che vedrà l’arrivo a breve di bombe atomiche di nuova
generazione, le B61-12, ancora più micidiali delle B61.
Inoltre
vogliamo ricordare che l’Italia è al 12° posto nel mondo per le
spese militari, con
80 milioni di euro al giorno;
quando la mortalità in Italia nell’anno 2015 è aumentata del 10%
a causa del costo delle cure mediche. Viviamo all’interno di una
logica perversa dove si spendono più soldi per ammazzare e meno per
curare.
Vogliamo
ricordare l’appello lanciato da Alex
Zanotelli
per rilanciare il movimento contro le guerre, contro la produzione
bellica italiana, contro la vendita di armi. In questo appello ci
ricorda le parole di Papa
Francesco:
“La
guerra è proprio la scelta per le ricchezze. Facciamo
armi: così l’economia si bilancia un po’ e andiamo avanti con il
nostro interesse. C’è una brutta parola del
Signore. Maledetti coloro che operano per la guerra, che
fanno le guerre: sono maledetti, sono delinquenti!”.
E aggiunge:“La
guerra è un affare.
I
terroristi fabbricano armi? Chi dà loro le armi? C’è tutta una
rete di interessi, dove dietro ci sono i soldi o il potere. Io penso
che le guerre sono un peccato, distruggono l’umanità, sono la
causa di sfruttamento, traffici di persone. Si devono fermare.”
Per
queste ragioni invitiamo tutte le organizzazioni, i partiti, le
associazioni, i sindacati a partecipare all’assemblea pubblica che
si terrà mercoledì 24 febbraio alle ore 21 presso la sede della
“Casa della Sinistra” in via Eritrea, di fronte al Bresciaoggi,
in preparazione del presidio-concerto che si terrà a Ghedi davanti
alla base militare sabato 12 marzo 2016.
donne
e uomini contro le guerre
lunedì 15 febbraio 2016
giovedì 11 febbraio 2016
Solidarietà al Centro Sociale 28 maggio
Questa notte il Centro Sociale 28 Maggio è stato oggetto dell'ennesimo "avvertimento" mafioso da parte di uno dei "Gruppuscoli" fascisti di nuova generazione.
Per questa volta l'avvertimento si è limitato alla posa di due locandine sull'ingresso del Centro Sociale. La relativa innocuità della "sanzione" nulla toglie alla gravità, ripetiamo, tutta mafiosa, dell'avvertimento, tanto più se si considera la "logistica" del centro sociale.
Riportiamo qui il comunicato del Centro Sociale, ribadendo la piena solidarietà al 28 Maggio, confermando la piena consonanza con le sue attività e le sue iniziative politiche.
Per questa volta l'avvertimento si è limitato alla posa di due locandine sull'ingresso del Centro Sociale. La relativa innocuità della "sanzione" nulla toglie alla gravità, ripetiamo, tutta mafiosa, dell'avvertimento, tanto più se si considera la "logistica" del centro sociale.
Riportiamo qui il comunicato del Centro Sociale, ribadendo la piena solidarietà al 28 Maggio, confermando la piena consonanza con le sue attività e le sue iniziative politiche.
ENNESIMA PROVOCAZIONE FASCISTA AL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO
Il Centro Sociale 28 maggio di Rovato (Bs) denuncia l’ennesima provocazione dei soliti noti fascisti che hanno affisso stanotte sulla porta del centro due volantini di indizione di due loro vergognose iniziative sulle foibe che si sono tenute una a Brescia ieri 10 febbraio 2016 organizzata dal gruppo di fasci di Brescia Identitaria con fiaccolata in onore dei martiri del comunismo e una stasera 11 febbraio nel salone del pianoforte del comune di Rovato, evento voluto e finanziatodall’Amministrazione comunale rovatese. Questo connubio la dice lunga sullo stato di cose presente nella nostra provincia dove ormai razzismo e fascismo si istituzionalizzano in barba al dettato costituzionale.
Con questo gesto, come una pisciatina di cane davanti alla porta, i fascisti locali mandano un messaggio minaccioso nei nostri confronti. Questo perché la nostra èuna realtà che ha una connotazione politica molto chiara che non lascia spazio ad interpretazioni.
Negli ultimi anni Brescia e la sua Provincia subiscono una sempre più plateale e pubblica ostentazione di simboli del fascismo, di commemorazioni di personaggi legati al ventennio e alla Repubblica Sociale di Salò unitamente a gravissimi episodi di violenza squadrista e razzista.
Come Centro sociale abbiamo prodotto unitamente a Rifondazione Comunista e ai cittadini per la Costituzione di San Vigilio un dossier di denuncia dal titolo“BRESCIA IN FONDO A DESTRA” Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della costituzione. Questo documento consegnato al Prefetto di Brescia, al Questore e ai sindaci di Brescia, Concesio e Lumezzane, contiene una denuncia argomentata e documentata delle nefaste azioni di questi gruppuscoli e chiedeva l’immediata chiusura “senza se e senza ma” di tutti i luoghi di aggregazione di queste organizzazioni nazifasciste: in particolar modo le sedi di Forza Nuova a Brescia e Lumezzane e la sede di CasaPound a San Vigilio di Concesio, ora chiusa ma non certo per opera delle autorità competenti. All’interno del documento gli episodi di intolleranza nazi-fascista a Brescia e Provincia dal 2005 al 2013.
A questa presa di posizione netta e senza remore si aggiunge ora il nostro impegno a San Colombano, dalla fine dell’agosto 2015 teatro di una delle più sconcertanti persecuzioni ai danni non solo dei profughi che lì sono stati inviati dal Prefetto ma degli albergatori che li ospitano, la famiglia Cantoni che patisce un ostracismo e gli effetti di un odio che ricorda episodi tristissimi del periodo fascista nella più totale indifferenza non solo delle autorità competenti a mantenere l’ordine pubblico ma anche dei corpi intermedi.
Il razzismo e il fascismo istituzionale hanno preso il sopravvento in questa nostra provincia anche laddove una coscienza antifa era presente, ora abbiamo sindaci che promuovono iniziative organizzate da fascisti che travisano la storia.
Per questi gravissimi atti, che non dobbiamo mai sottostimare, chiediamo ai compagni e alle compagne di non lasciare il campo alle prevaricazioni fasciste.
La storia si ripete quando la si dimentica, perciò ricordiamoci sempre del nostro passato: il grembo che partorì la cosa immonda è ancora fecondo.
“Ora e sempre resistenza !!!”
le compagne e i compagni del Centro Sociale 28 maggio
martedì 9 febbraio 2016
Inquinamento da traffico - Bufala o realtà?
In occasione delle ricorrenti condizioni di “EMERGENZA ARIA” si propone costantemente la convinzione circa la sostanziale inutilità delle misure di limitazione del traffico. In realtà le conoscenze disponibili dimostrano il contrario.
.
Seminario di approfondimento
Emergenza aria sono efficaci le limitazioni di traffico?
Ing Ario Alberto Ruprect
Direttore del Laboratorio Tecnico della Società Italiana Medici di Medicina Generale (SIMG)
Dr. Michele Magoni
ATS Brescia - Responsabile UO Osservatorio Epidemiologico
Introduce Dr Celestino Panizza
ISDE sezione Brescia
Mercoledì 17 Febbraio 2016
Ore 17,15 – 19,30
Via Benedetto Croce n. 25
giovedì 4 febbraio 2016
mercoledì 3 febbraio 2016
Sgomberato il Centro Sociale Zanzanù - Continua la repressione sistematica di ogni esperienza "fuori mercato"
COMUNICATO STAMPA
![]() |
dal sito di radio onda d'urto |
Ancora una volta una amministrazione del Partito Democratico mostra di non essere in nulla diversa da una amministrazione di centro-destra, in particolare quando si tratta di mostrare la più totale chiusura ed intransigenza di fronte alla richiesta di pratiche sociali inclusive ed aperte al protagonismo giovanile, ed anche non giovanile. È emblematico che a distanza di pochi mesi eventi fotocopia si siano succeduti sui due laghi che segnano il confine occidentale e quello orientale della nostra provincia. Infatti è utile ricordare che nel gennaio dell'anno scorso l'amministrazione di centro-destra di Pisogne guidata dal maschio Invernici sgomberava con una imponente operazione di polizia un edificio di proprietà comunale occupato da giovani di un gruppo di animazione cultural-politica operante da tempo in paese e nel territorio della bassa Valle Camonica. La stessa cosa è ora avvenuta a Desenzano ad opera di una sindaca del gentil sesso, Rosa Leso, nei confronti di un edificio di proprietà comunale adibito a ristorazione sul lungolago, da tempo abbandonato all'incuria dopo la cessazione dell'attività a causa della crisi. Siamo stati dunque facili profeti, quando un mese fa scrivevamo:
“Con
l'avvicinarsi della fine del periodo festivo si fa sempre più
concreta l'ipotesi di uno sgombero coatto del centro sociale Zanzanù
di Desenzano.
Se
ciò avvenisse sarebbe l'ennesimo sfregio ad una democrazia sempre
più relegata ad esercizio verbale spesso strumentale e a pratica
marginale”
Anche
a Desenzano è dunque prevalsa la volontà di stroncare la legittima
“ricerca di forme di socialità aperta, che rompano il muro
individualista con forme di confronto e agire collettivo, che puntino
a ricreare un senso di comunità del quale da troppo tempo si sente
la mancanza nei nostri territori; è legittimo riproporre ai giovani
e a tutti i cittadini una pratica originale, agita con modalità più
vicine al loro sentire e al loro modo di essere di partecipazione
attiva alla quotidianità dei loro luoghi di vita”, come
scrivevamo sempre nello stesso comunicato stampa.
A
noi sembra che questo cieco modo di procedere non faccia altro che
esacerbare la situazione di disagio, di solitudine, di abbandono, che
una società sempre più retta sui principi del puro mercato continua
a coltivare, con conseguenze devastanti sulla generale convivenza
civile.
È
ORA DI CAMBIARE STRADA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
SOLIDARIETÀ
AI RAGAZZI DEL ZANZANÙ
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE
DI BRESCIA
lunedì 1 febbraio 2016
Rifondazione lancia la campagna per il tesseramento 2016
TESSERAMENTO
PRC-SE 2016 E CAMPAGNA POLITICA
“I
S0LDI CI SONO”. SI PARTE!
ai/alle
segretari/e regionali Prc-Se
ai/alle
segretari/e provinciali Prc-Se
p.c.
ai/alle segretari/e di Circolo Prc-Se
Car@
compgn@
quest’anno
cerchiamo di partire col piede giusto per quanto riguarda la campagna
di tesseramento 2016 e la raccolta di nuove adesioni al nostro
partito. Innanzitutto avendo maggiore fiducia in noi stessi e nelle
nostre possibilità. Il 2015è stato l’anno in cui siamo tornati a
fare una festa nazionale, in cui abbiamo raccolto oltre 46 mila
sottoscrizioni del 2xmille a favore del nostro partito, in cui
abbiamo registrato una partecipazione più che doppia alla
consultazione sul rilancio del partito e sull’unità della
sinistra, rispetto alla consultazione di due anni prima. E’ stato
l’anno di un aumento del numero delle tessere prepagate. Sono tutti
risultati che esprimono una controtendenza. Non tutt@ credevano che
fosse possibile.
Possiamo
tradurre una parte di questi e altri risultati in un allargamento
della nostra base di iscritt@ e di militanti? Noi pensiamo che sia
possibile e necessario lavorare a quest’obiettivo purché si parta
per tempo, anzi subito, e si torni a prestare la necessaria
attenzione al lavoro di motivazione, di coinvolgimento, di ripresa di
contatti, di proiezione esterna. Senza nascondere i problemi che ci
sono, così come senza chiusure settarie, senza separatismi, dobbiamo
intraprendere un’azione di recupero del senso della militanza e del
partito. Impegniamoci tutt@ e da subito in questo senso consapevoli
che per costruire un soggetto unitario della Sinistra degno di questo
nome serve un forte partito della Rifondazione Comunista.
Al
fine di dare impulso alla campagna di tesseramento 2016, si è
deciso, come direzione nazionale del partito, di impegnare tutte le
strutture territoriali a una settimana di iniziative varie da tenersi
nel periodo che va dall’8 al 14 febbraio. Una settimana in cui
concentrare il grosso delle iniziative (feste del tesseramento,
incontri pubblici, allestimento di banchetti, gazebo in luoghi
pubblici, ecc).
Al
di là di prendere contatto con le nostre e i nostri compagn@ bisogna
aprire questa campagna all’esterno, dare a essa un’impronta
politica, di senso del progetto politico e di utilità dell’agire
sociale e politico di Rifondazione Comunista. Per questo sono
importanti incontri pubblici di discussione sui compiti nuovi della
politica, sull’attualità di una forza comunista e, insieme, sulla
necessità alla costruzione dell’unità della sinistra
antiliberista.
Apertura
della campagna di tesseramento all’esterno significa anche
adoprarsi per fare ripartire in maniera capillare, sistematica, la
campagna contro le politiche di austerità “i soldi ci sono” con
banchetti e volantinaggi nelle piazze, nei mercati, nei luoghi di
lavoro. Le questioni sociali, quelle che riguardano le condizioni di
vita e lavorative delle persone in carne ed ossa, vanno rimesse al
centro del nostro stesso lavoro di ripresa e di motivazione politica.
Per preparare al meglio questa fase d’impegno proponiamo la
convocazione dei Comitati regionali (i compagni della segreteria
nazionale si rendono disponibili alla presenza in questi Comitati) e
successivamente dei Comitati federali.
Infine,
è nostro proposito uscire al più presto con un notiziario dedicato
all’organizzazione e alla vita di partito da inviare a tutt@ le/gli
iscritt@. Per non fare un lavoro a vuoto le federazioni devono
garantire il riordino degli indirizzari mail delle/degli iscritt@ da
inviare esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica:
indirizziprc@rifondazione.it
.
Vi chiediamo di farlo entro fine gennaio!
Ultima
annotazione. I regionali che non l’hanno ancora fatto sono tenuti a
ritirare immediatamente le tessere e a provvedere alla loro
distribuzione alle federazioni provinciali inviando richiesta e
riscontro del versamento tramite bonifico (5 euro ogni tessera),
specificando l’indirizzo cui spedire le tessere. Le richieste vanno
inviate al seguente indirizzo: organizzazione.prc@rifondazione.it
oppure
contattando direttamente il tesoriere nazionale.
Fraterni
saluti e buon lavoro.
Ezio
Locatelli
segreteria
nazionale – responsabile organizzativo Prc-Se
Roma,
19 gennaio 2016
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